Google ha introdotto la crittografia e la comunicazione attraverso il protocollo HTTPS per tutti i messaggi inviati da GMail ai propri server, rispondendo alla polemica degli studenti statunitensi – che avevano denunciato il controllo delle e-mail di Apps for Education. Cos’è cambiato? Nulla, dal punto di vista delle impostazioni: l’utente non deve attivare alcuna opzione, perché HTTPS è attivo a livello predefinito dal 2010 (ed era già facoltativo al lancio del servizio). Ma non tutte le comunicazioni coi server sono evidenti.

Una delle trasmissioni d’informazione più comprensibili fra l’utente e i server di Google riguarda gli allegati: un documento non è qualcosa che resti nell’etere, quindi inviando un’immagine da GMail è normale che questa sia salvata da qualche parte – prima che il destinatario la scarichi. Lo stesso vale per i messaggi testuali, che hanno comunque un peso e devono essere memorizzati sui server di Google poi inoltrati al dispositivo dell’utente che deve riceverli. Queste e altre operazioni, fino a ieri, potevano essere in chiaro.

Oggi, lo spostamento dei dati inviati dagli utenti ai server di Google è sempre protetto dalla crittografia e dal protocollo HTTPS. Parliamo d’operazioni comuni, che l’utente di GMail può tranquillamente ignorare, ma che contribuiscono in modo significativo alla tutela della privacy. HTTPS non è infallibile, però aumenta la sicurezza delle trasmissioni: insieme agli accorgimenti contro lo SPAM, Google vuole garantire un uptime del 99.978% a seguito dei disagi riscontrati lunedì che hanno impedito d’usare Hangouts e Spreadsheet.

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