Robert Scoble – l’esperto di tecnologia che ha fatto dei Glass una religione pagana – scommette, a sorpresa, sull’insuccesso degli occhiali: le aspettative dei consumatori sono troppo elevate, quanto il prezzo del dispositivo. Google, insomma, dovrà aspettare il 2016 e abbassare il costo del device sotto ai $300 perché i Glass possano attrarre come un iPhone (che lo stesso Scoble ha deciso di sostituire, da quando possiede gli occhiali) e nel frattempo una startup ha progettato l’ennesimo modello, basato sullo stesso principio.

I metaPro propongono un campo visivo quindici volte più ampio dei Glass e il mirroring dei propri dispositivi: un problema è che costano il doppio degli originali, sono molto ingombranti e pesano troppo — secondo me, esteticamente sono piuttosto ridicoli. Le stesse ragioni che Scoble identifica su Google+ per “bocciare” i Glass potrebbero essere associate ai metaPro che, peraltro, non hanno la stessa attrattiva degli occhiali di Mountain View. Tutti vogliono provarli, però non è garantito che l’esperienza sia così entusiasmante.

Dovendo esprimere un’opinione, sono d’accordo con Scoble: gli occhiali per la realtà aumentata non faranno «il botto» nel 2014 perché sono troppo lontani dalle masse. Non importa che siano i Glass – che, comunque, continuo a preferire e arriveranno al più presto nel nostro Paese – oppure i metaPro: il prezzo incide tantissimo, specie se il gadget non ha lo stesso fascino che Steve Jobs ha saputo associare agli iPhone. Ciò detto non significa che gli occhiali debbano fare la stessa fine dei Segway come ipotizzava Silvio Gulizia.

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