Lunedì prossimo il Museo Egizio di Torino e Google presenteranno una delle prime applicazioni reali dei Google Glass. Si tratta di una versione personalizzata del device che Big G metterà in vendita solo il prossimo anno. Servirà a facilitare la visita del museo alle persone sorde. Funzionerà così: l’utente che indosserà gli occhialini cibernetici potrà “leggere” le didascalie delle opere grazie alla “traduzione simultanea” in quello che volgarmente chiamiamo linguaggio dei gesti e che in realtà si chiama LIS (lingua dei segni italiana).

I non udenti potranno così compiere visite guidate senza necessità per il museo di mettere a disposizione una guida specifica. Immagino che a breve poi l’app di riferimento sarà in grado di tradurre al volo quello che dirà la guida, usando una qualche evoluzione di Google Translate.

Per quanto si tratti di una cosa molto cool, mi viene un po’ di tristezza al pensiero che questa cosa si sarebbe potuta fare con il prodotto dell’italiana Glass Up, di cui vi abbiamo parlato tempo fa. Loro questa cosa l’avevano vista per tempo e infatti avevano puntato fin da subito su questo tipo di applicazione.

Ora che i Google Glass hanno raggiunto la seconda versione e che sono compatibili con le lenti graduate mi immagino che tutta una serie di applicazioni pensate per questi diventino il fattore trainante per il mercato di riferimento. Anche perché visto il costo del prodotto, 1.500 dollari, non è che sia proprio una cosa accessibile al grande pubblico.

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