Oggi è spuntato in rete un interessantissimo teardown dei Google Glass. Sono sempre stato un appassionato di questi tizi (sulla scia di iFixIt) che smontano le cose per verificarne il grado di hackabilità e riparabilità, anche perché sfatano il mito dell’utente che compra arnesi per poi non smontarli mai. L’italiano è così, un po’ artigiano dentro, e ben vengano iniziative simili: Google Glass su tutti sotto il cuore di plastica e vetro fa battere un cuore completamente ultratecnologico al top.

Mi hanno colpito in particolare delle scelte ingegneristiche che denotano come i ragazzi di Google ci sappiano fare parecchio in quanto a costruzioni: la batteria posta all’interno del retro dell’occhiale (per intenderci, la parte che ancora gli occhiali all’orecchio) calibra il peso e lo rende omogeneo lungo l’asta dell’oggetto. Allo stesso modo mi ha sorpreso il sensore per il dito, posto sulla tempia: è un banalissimo Synaptics come quello dei nostri portatili, che avverte i movimenti del dito esattamente come un touchpad (anzi, a dire la verità, è un touchpad).

Le ottiche poi non ne parliamo: vedere il monitor messo su una moneta, e vederlo così piccolo, mi ha quasi fatto impressione. Da nerd consumato che sono, questo oggetto attira la mia attenzione con una facilità impressionante.

Probabilmente Silvio Gulizia ha ragione: i Google Glass saranno un flop. Ma a me piacevano prima, e adesso che ho visto come sono fatti dentro mi piacciono ancora di più. Staremo a vedere.