Google Drive ammette, fra le altre funzionalità, il salvataggio delle pagine web: sono supportati HTML, CSS e JavaScript — quindi non potete utilizzare dei linguaggi lato-server come PHP o ASP.NET. La funzione è interessante perché consente d’organizzare i sorgenti in cartelle e integrare stili o script da file separati, ma non riesco a immaginare degli utilizzi che la rendano appetibile. L’unico potrebbe essere la memorizzazione delle bozze di un sito da sottoporre a un cliente, però esistono dei metodi molto più accattivanti.

Il procedimento è semplice. Potete caricare su Drive una singola pagina, che preveda CSS e JavaScript in linea, oppure un’intera cartella che includa – oltre al file in HTML – i contenuti multimediali, gli stili e gli script. Selezionando l’anteprima del documento, l’indirizzo che compare nella barra del browser può essere condiviso affinché terzi la visualizzino. Il risultato è simile a quanto potreste ottenere col pacchetto più economico di Register.it che avevo recensito mesi fa, ma ha dei limiti che definirei insormontabili.

Non avere la gestione del server è un problema, secondo me: non mi riferisco a quelli dedicati, ma a operazioni “comuni” come la personalizzazione dei file .htaccess di Apache. La mancanza di PHP e ASP.NET è relativamente superabile, però esclude una serie di funzionalità avanzate. Le statistiche non sono importanti, perché su Drive potreste giusto ospitare dei preventivi. È vero che HTML, CSS e JavaScript possono servire a realizzare fogli di calcolo o presentazioni. Tuttavia, perché mai non dovrei utilizzare le app di Google?