Dicono che tre indizi facciano una prova. Allora proviamo a metterli in fila. Il primo, anzi l’ultimo in ordine di tempo, è il crollo di Google, finito down per circa cinque minuti la scorsa notte. Qualche giorno prima la stessa sorte era capitata al New York Tmes. Torniamo ancora un attimo indietro con il tempo. All’inizio del mese risalgono le prime voci di un ritorno all’attività di quegli hacker cinesi che già qualche mese fa avevano colpito in sequenza siti di giornali americani e social network e che recentemente avevano colpito Apple. A proposito di Apple, nelle scorse settimane anche il sito degli sviluppatori di Cupertino è finito down, con il rischio di compromettere l’imminente rilascio di iOS 7.

C’è n’è abbastanza per parlare di cyber guerra? Mah, forse no, anzi probabilmente no. Anzi, sicuramente.. Be’ sicuramente non saprei. L’ultima volta che Google.com aveva avuto qualche casino correva l’anno 2009 e per 40 minuti ogni sito fu identificato come malware. L’altro notte si è temuto il peggio quando via Twitter la gente ha iniziato a lamentare malfunzionamenti di Google Drive, Gmail e altri servizi di Big G. Sia detto fra parentesi: pare che lo scivolone di Google abbia causato un crollo del traffico del 40 per cento.

Secondo Fox News l’attacco che ha mandato ko il NYT l’altro giorno sarebbe stata opera di cyber criminali, ma attraverso l’account Twitter ufficiale il quotidiano ha spiegato che si è trattato di un problema interno.

Tutto questo coincide con il ritorno all’attività degli hacker cinesi, ora dotati di nuove armi, come riportato da Zdnet qualche giorno fa.

Dunque, tre indizi – anzi quattro – sono sufficienti a costituire una prova? No, forse non è il caso, ma davanti a coincidenze del genere forse è bene cominciare a tenere traccia di tutti questi episodi. Così a naso, sembrano un po’ troppe coincidenze per poter essere catalogate appunto come tali.

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