Fa discutere la mossa di Google, che ha denunciato un pedofilo che scambiava materiale pornografico utilizzando GMail: a preoccupare ovviamente non è l’arresto del criminale di Houston… ma come sia stato possibile che Big G lo identificasse. Già nel dicembre del 2013 avevamo spiegato come Mountain View avesse deciso d’importare sui propri server e controllare tutti gli allegati inviati dagli utenti ed è questo il motivo della scoperta, come della denuncia alle autorità competenti. La privacy degli utenti è un problema relativo.

L’atteggiamento degli Italiani nei confronti della privacy è ambiguo, ma quanti sarebbero disposti a sacrificarla pur di fermare un fenomeno aberrante come quello della pedofilia? E, ancora, quali altre attività illecite potrebbe denunciare Google — in regolare possesso delle informazioni, poiché gli utenti accettano di cederle? Domande che dovrebbero trovare risposta ancor prima del cosiddetto diritto all’oblio. Difficile che i cittadini applaudano come per l’arresto d’un pedofilo ad altre situazioni fra cui l’evasione fiscale.

Bandito il porno da AdWords, Big G ha dichiarato guerra alla pedofilia: un intento nobile che però dovrebbe avere dei limiti nell’attuazione. Monitorare tutte le comunicazioni degli utenti non è il modo migliore di garantire il diritto alla privacy, a prescindere dalle intenzioni. Come reagirà il Garante? Molti colleghi statunitensi hanno espresso diversi dubbi sulla legittimità dell’intercettazione, non essendo Google un autorità governativa, e le preoccupazioni dei consumatori appaiono più che lecite. Sarà aperta un’indagine?

photo credit: tompagenet via photopin cc