Negli scorsi giorni ha avuto parecchio risalto la notizia del lancio di Classroom, un nuovo prodotto di Google Apps for Education pensato per aiutare gli insegnanti a dialogare e impostare il lavoro scolastico con i propri alunni e studiato con l’obiettivo di scagliare l’offensiva definitiva a Microsoft.

Eh già, forse non a tutti sarà chiaro questo lato della medaglia. Google Apps for Education non è altro che una suite business dedicata al settore scolastico. La piattaforma integra Google Docs, Drive e Gmail all’interno di un dominio chiuso, quello del sito della scuola per intenderci. Microsoft, anche in Italia, ha un ampio programma dedicato alla scuola, il cui centro focale è Office 365, gratis per gli studenti . Non è l’unica: anche Apple e tutte le grandi aziende tech hanno un programma simile, al punto che ci sono intere classi che lavorano con l’iPad al posto dei computer. Il perché è anche facile da capire: per crescere nel futuro occorre conquistare subito gli utenti di domani. E gli studenti cosa sono se non utenti di domani?

Microsoft e Apple hanno lavorato tantissimo sotto questo aspetto, così come pure Google, ma nessuno si era mai spinto così oltre. Google con l’operazione Classroom sta di fatto dotando ogni singolo liceo e istituto tecnico di una suite totalmente cloud in cui gestire e archiviare i compiti assegnati. In cui condividere documenti, magari testi. Attraverso il quale comunicare, gli studenti con gli insegnanti, gli insegnanti e gli studenti fra di loro.

Google non si legge questa roba e non utilizza i dati degli studenti. Promesso. Non ce n’è bisogno. L’importante è che finita la scuola questi ragazzi e ragazze continuino a usare i prodotti Google a cui si sono oramai abituati. Il futuro dell’istruzione è on line. Lo dicono in tanti e ne sono sicuri anche gli innovatori americani, secondo una recente ricerca di Pew Research Center. Lo confermano le numerose startup che puntano sulla formazione on line, come Udemy, Coursera e l’italiana [Oil Projetct][rif2]. Google ha messo la quinta: sapranno gli altri colossi hi tech starle dietro? Dovessi scommettere, direi di no.