Sono un fan di Google se non si era ancora capito. Sul mio cellulare gira Android, il sistema operativo mobile più personalizzabile al mondo, ho una casella Gmail (affidabile, dallo spazio praticamente infinito e dall’interfaccia impagabile), passo le serate su Youtube e nonostante critichi aspramente gli smartwatch sbavo per il Moto 360. L’azienda di Mountain View ha creato, partendo da un motore di ricerca, un ecosistema di servizi online e di gingilli tecnologici che si sposano perfettamente con le mie esigenze e che – se non fosse per i limiti imposti dal mio conto in banca – comprerei tutti ormai a scatola chiusa.

Tuttavia c’è un dispositivo, ormai in commercio da tre anni ma poco diffuso in Italia, la cui esistenza proprio non riesco a concepire: il Chromebook. Si tratta di una serie di notebook, con sistema operativo basato su Linux, targati Google e tutto orientati sul cloud. Certamente i servizi online sono una grande comodità per tenere sempre sincronizzati su ogni nostra postazione (desktop, smartphone e tablet) i nostri dati importanti, siano essi mail o documenti, ma qui Google decisamente ha adoperato una scelta manichea.
I Chromebook infatti hanno una memoria interna quasi inesistente per un portatile (in media 16 gb): tutti i tuoi documenti, foto e mp3 risiedono sui server Google. Non solo: addirittura i programmi sono usufruibili esclusivamente da web tramite il browser Chrome, l’unico programma che sia effettivamente installato (ed installabile). In sostanza tutto il portatile fa solo girare il browser, dal quale accedi a Google Drive per scrivere testi, Youtube per vedere video, Picasa per organizzare le tue foto etc.

Il Chromebook è un prodotto che mi fa imbestialire. E’ semplicemente stupido. A fronte di una spesa pari ad un tablet Android posso fare molte cose in meno che su questi: non sarà il massimo scrivere testi senza una tastiera fisica, ma almeno posso installare una suite office diversa da quella di Google, posso avere programmi di editor grafico non certo all’altezza di Photoshop, ma sicuramente più evoluti di quelli disponibili da browser. Ed ho anche dei giochi più evoluti di quelli in Flash se voglio svagarmi.
La cosa che mi infastidisce è che poi qualunque dispositivo dotato di un programma di navigazione è potenzialmente un Chromebook, dato che può accedere agli stessi servizi online. Perché a questo punto non preferire un portatile Windows economico che almeno:
1. Permette di installare ed usare un browser diverso da Chrome, nel caso non ci andasse a genio;
2. Ci lascia – bontà sua – installare anche altri programmi. I servizi online vanno bene per gli editor di testi, molto meno per tutte le altre operazioni;
3. Ha un disco fisso abbastanza capiente per archiviare tutti i nostri lavori. Possiamo poi anche farne un backup online, ma per praticità è sempre meglio averli con sé.

I rumors vogliono che da settembre i Chromebook saranno acquistabili ufficialmente anche in Italia: io vi ho avvisato per tempo.

Cordialità,
Il Triste Mietitore

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