Il motore di ricerca più diffuso nel mondo, Google, sta per essere messo di nuovo sul banco degli imputati. Stavolta l’accusa è quella di non aver rispettato delle regole da lui stesso imposte e di aver pubblicizzato “troppo” Chrome. Abbiamo già parlato delle ultime statistiche sugli strumenti di navigazione che parlano di una crisi di Internet Explorer e di una contestuale avanzata di Google Chrome.

In rete però si sta diffondendo qualche perplessità su un’eventuale strategia messa in campo dal colosso di Mountain View per far incrementare in modo “fraudolento” il ranking dei tool e del servizi offerti proprio da Chrome. Andiamo con ordine.

Se molti siti parlano di un prodotto e linkano al sito di questo prodotto, il sito e il prodotto guadagnano qualche punto nella scala che li porta verso la “massima reputazione”, un riconoscimento che nel web conta molto e si ottiene anche mettendo a punto delle strategie SEO.

Stavolta però la strategia di Google sarebbe stata quella di pagare dei blogger per fare pubblicità ai prodotti di Chrome determinando un “naturale” aumento del suo ranking. Naturalmente è arrivata la smentita dai vertici di Google che, oltre a spiegare l’impossibilità di una tale evenienza, hanno spiegato le contromisure adottate: ci sarà un declassamento dei risultati relativi a Chroime per un periodo di almeno 60 giorni.