Google ha inviato a iTunes e Play Store l’aggiornamento di Chrome che aveva già raggiunto il desktop: una delle funzionalità più controverse, fra quelle aggiunte al browser, riguarda la compressione dei dati. Puoi opzionalmente attivarla da ImpostazioniGestione larghezza bandaRiduci l’utilizzo dei dati, ma te lo sconsiglio. Serve a ridurre il “peso” delle pagine web, però comporta un rischio per la privacy perché tutte le informazioni passano da un proxy che gestisce Google ed è una pessima idea dargli questa possibilità.

Tecnicamente, la funzione è migliore rispetto a quella proposta da Opera — che negli Stati Uniti ha avviato la sperimentazione di Max, un browser dedicato alla compressione. In pratica, Google aggiunge il proprio SPDY ai siti web che ancora non lo prevedono: i sorgenti delle pagine sono modificati da quel protocollo e restituiti all’utente. Sì, però per risparmiare sul prezzo della ricarica sei disposto a inviare tutti i tuoi dati a Mountain View? Io, no e penso che per te sia lo stesso. Le multinazionali sanno già troppo di me.

Tanto più che GMail ha iniziato a salvare gli allegati sui server di Google. Dev’essere lo sviluppatore a comprimere i dati delle pagine, non il produttore del browser: un altro motivo per diffidare dei siti web creati in cinque minuti. Sarebbe eccessivo allarmarsi per la nuova feature di Chrome – dal momento che la tua privacy non esiste da un pezzo – ma è altrettanto stupido accettare che sia violata per pochi centesimi. Piuttosto, ridurrei l’utilizzo delle applicazioni in background durante la connessione col 3G o il 4G/LTE.