Google vede accettare forse uno dei brevetti più strani per cui abbia, negli Stati Uniti, fatto mai richiesta. L’USPTO, United States Patent and Trademark Office ovvero la versione USA del nostro ufficio brevetti, ha infatti approvato qualche giorno fa una richiesta inoltrata da Google già a febbraio 2012, riguardante la creazione di orsetti di peluche intelligenti studiati e progettati appositamente per l’interazione con i bambini.

Rispondendo a comandi vocali o ai movimenti del bambino, il giocattolo potrà secondo il brevetto riconoscere l’interlocutore e puntare lo sguardo verso di lui, interpretare il comando attraverso i suoi servere, ed elaborare una risposta, in base anche agli strumenti di cui il pupazzo sarà dotato. A questo punto il dispositivo sarà in grado di dare vita ad azioni e emozioni quali curiosità, movimento della testa, ecc. I giocattoli dovrebbero poi secondo quanto riportato da Engadget essere molto curati nell’aspetto, per far sì che i più piccoli ne siano attratti maggiormente e ci si affezionino come ai normali peluche.

Oltre all’interazione con i bambini quali giocattoli, questi speciali e particolari dispositivi intelligenti potrebbero essere utilizzati per vari scopi, tra i quali il controllo di dispositivi multimetdiali quali TV, lettori DVD, e anche strumenti per la casa intelligente. La richiesta per il brevetto effettuata nel 2012 è stata molto intelligente, ma oggi la situazione è giù ben diversa, con tantissimi utenti che sembrano molto più preoccupati della privacy relativa ai dispositivi in grado di registrare le nostre vite, specialmente quando si tratta dei bambini.

Come infatti si vede anche negli schemi dei due pupazzi qua sopra, presenti nel brevetto originale, tali dispositivi dovrebbero essere anche dotato di microfono e fotocamera inserita nell’occhio. Certo è che Google potrebbe anche limitare la possibilità per i dispositivi di accedere ai comandi vocali, in modo da garantire maggiore tutela. Non è poi detto che debba nascere a breve un dispositivo del genere, dato non tutti i brevetti si traducono poi in prodotti per il mercato.