Google ha pubblicato un annuncio sul blog di AdWords, introducendo una nuova modalità che permette agli inserzionisti di pagare soltanto per i banner che sono effettivamente visibili su internet: può sembrare lapalissiano, perché in linea del tutto teorica è scontato che investire nella pubblicità significhi posizionare dei banner sulle pagine web. E, invece, le brutte abitudini degli editori non garantiscono affatto che le inserzioni pagate siano mostrate sui siti dove dovrebbero essere distribuite. Google non lo consente più.

Esistono da tempo immemorabile delle linee-guida che descrivono come e dove debbano essere posizionati i banner, ma chi amministra un sito web poteva tranquillamente inserire il codice di AdSense in HTML e JavaScript nascondendolo coi CSS. È una pratica illegale che causa l’immediata esclusione dal programma, però non è raro che qualcuno riesca a fare il furbo — senza essere scoperto. In tempo per i regali natalizi, Google ha deciso di porre fine alle truffe per tutelare i propri clienti con un sistema che premia i più virtuosi.

Altri espedienti truffaldini riguardano i tempi di visualizzazione della pubblicità: è tecnicamente possibile effettuare una rotazione dei banner inferiore al secondo oppure nascondere più del 50% del contenuto, senza incorrere nelle sanzioni. Google ha adottato lo standard proposto da IAB e la nuova modalità – chiamata Active View – permette d’ottimizzare gli investimenti sull’effettiva visibilità delle inserzioni. Un giro di vite che scoraggerà il ricorso a pratiche illecite perché con esse gli editori non saranno più pagati.

Photo Credit: Stephan Mosel via Photo Pin CC