Negli ultimi giorni, i Glass hanno pressoché monopolizzato le notizie sul web: tutti sembrano avere un’opinione sugli avveniristici occhiali di Google, anche senza averli mai provati. Sulla carta io sono d’accordo con alcuni dei detrattori, che sottolineano il prezzo troppo elevato per i componenti effettivamente impiegati nella realizzazione del dispositivo. Mi domando perché non scrivano altrettanto di iPad e iPhone, ma è un discorso diverso. Non serve acquistare i Glass per una nuova esperienza d’interazione con gli oggetti.

Google, infatti, distribuisce da tempo un’applicazione chiamata Googles: è disponibile su iOS e Android e utilizza la fotocamera posteriore di tablet o smartphone per effettuare ricerche sui soggetti ritratti. Include un lettore di QR Code, riconosce i codici a barre e permette il riconoscimento facciale. Avanzando un’ipotesi, credo che i Glass siano stati ideati pensando a un’estensione di questa app gratuita. L’ho re-installata quasi per caso da qualche settimana e, fortunatamente, ho scoperto che è stata tradotta in italiano.

I risultati delle ricerche non sono molto accurati: può capitare che, fotografando un oggetto, Goggles restituisca degli elementi che in comune con esso hanno giusto il colore dominante. La app è considerata un esperimento e, nonostante i miglioramenti, Google dovrà impegnarsi a fondo per renderla davvero utilizzabile. Eppure, personalmente sono convinto che l’esigenza di dare un significato ai Glass porterà gli sviluppatori a concentrarsi su Goggles. Provarla non costa nulla… e Android non ha un lettore di QR Code predefinito.


Photo Credit: Elizabeth Krumbach via Photo Pin (CC)