Oggi, gli utenti italiani di GMail visualizzeranno un messaggio che spiega perché Google ha deciso d’avviare l’importazione automatica di tutte le immagini allegate ai messaggi: inviando una e-mail che contiene una o più fotografie, queste sono importate sui server a Mountain View e trasmesse ai destinatari da un proxy che dovrebbe garantire la sicurezza del contenuto. In pratica, significa che qualunque foto spediate su GMail sarà osservata da Google — sprezzante della privacy. Un provvedimento che dovrebbe mettere in allarme.

Intendiamoci, in parte questa soluzione è sempre stata adottata ed è inevitabile: perché un’immagine sia recapitata, deve per forza transitare dai server di GMail. La “piccola” differenza è che, adesso, Google – probabilmente, con un algoritmo – apre i messaggi e decide se sono sicuri. È come se alle poste aprissero le buste, leggessero il contenuto delle lettere e stabilissero se sia opportuno o meno recapitarle. Un meccanismo da regime sovietico che ha superato il concetto discutibile sul backup automatico di Drive da Android.

Gridare allo scandalo sarebbe ridicolo, perché sappiamo da tempo che utilizzare internet significa cedere i propri dati agli operatori. Un aspetto positivo per gli utenti (forse, l’unico) riguarda un’ipotizzabile riduzione dell’e-mail marketing: GMail potrebbe bloccare qualunque messaggio pubblicitario non autorizzato, considerandolo a rischio di phishing. È una prospettiva che non piacerà ai pubblicitari, dal momento che IAB ha constatato una crescita del +4% su questo metodo di comunicazione. Continuerete a utilizzare Google?