Qual è l’atteggiamento degli Italiani rispetto alla privacy su internet? Lo spiega il Privacy Index 2014 di EMC, che ha analizzato i comportamenti di 15.000 consumatori in 15 paesi per determinare la propensione dei cittadini a rinunciare ai servizi legati alla connettività per tutelare i propri dati personali. L’Italia è al sesto posto e i risultati mostrano un comportamento ai limiti del paradosso: il 29% degli intervistati dichiara d’essere disposto a rinunciare alla privacy, ma giusto il 41% cambia regolarmente le password.

Quasi un utente su tre non imposta una password per i dispositivi mobili ed è ancora maggiore la percentuale di quanti non personalizzano le impostazioni dei social network come Facebook [vedi gallery] per scegliere con chi condividere le proprie informazioni. Detto ciò, l’89% degli Italiani – che pure ignorano gli strumenti per tutelarsi – è turbato dalla diffusione online dei dati personali. Ecco perché il Garante ha dovuto redigere una normativa più ferrea sui cookie che effettuano la profilazione dei visitatori sui siti web.

La speranza per il futuro è scarsa, dal momento che l’86% dei connazionali crede che nei prossimi cinque anni sarà sempre più difficile tutelare la propria privacy su internet. Eppure, il 64% di loro è attivo sui social network e l’86% acquista prodotti online: come a dire che la grande preoccupazione non determina un comportamento ostile al web. Consegniamo quotidianamente a Google e altre aziende i nostri dati sensibili, continuando a lamentarci del fatto che li usino per scopi pubblicitari. È un atteggiamento irresponsabile.

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