Girls Who Code, il progetto statunitense per le donne nell’informatica, arriva in Italia in occasione della CodeWeek europea – iniziata sabato – con CodingGirls Roma-USA per le ragazze delle scuole medie e superiori. Otto scuole romane organizzano iniziative per promuovere la formazione femminile nel settore supportate dall’Ambasciata statunitense e dagli enti del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) col supporto d’aziende come Google e Microsoft. Un mercato che garantirà il 9% di possibilità in più.

Dopo la gaffe di Satya Nadella, che non intendeva giustificare le discriminazioni sul posto di lavoro, l’occupazione femminile nell’informatica mostra dei numeri preoccupanti: soltanto 9 sviluppatori su 100 sono donne, una proporzione che sale al 19% tra i manager e raggiunge il 30% se consideriamo l’intera forza-lavoro del settore. Una situazione davvero grave, considerato che uno studio pubblicato da Women Active in the ICT Sector prevede un aumento del PIL pari a 9 miliardi di euro qualora fosse raggiunta la parità di genere.

Perché sono così poche le donne impiegate nel settore? L’informatica è poco appetibile perché la prevalenza maschile è schiacciante oppure questo dato è una conseguenza dello scarso interesse femminile sulla tecnologia? Anche in Italia abbiamo esempi positivi, come Girls in Tech, che puntano a sostenere la parità di genere: è fondamentale identificare le cause del fenomeno per riuscire a raggiungerla. Iniziative come quella romana non possono che contribuire a ottenere questo equilibrio già a partire dalla formazione scolastica.

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