È polemica su Facebook perché costringe gay e transgender come tutti gli altri utenti a usare il nome reale sul profilo pubblico: arrivano dagli Stati Uniti le proteste della comunità LGBT che denuncia una serie di casi in cui il social network avrebbe contattato gli iscritti per obbligarli a rispettare questa norma, da sempre prevista sulla piattaforma. Nomi e cognomi reali potrebbero comportare dei problemi a drag queen e omosessuali che svolgono le professioni più disparate. Eppure, la diversità e le minoranze sono tutelate.

Non soltanto è possibile da tempo selezionare la situazione sentimentale più adatta al proprio status, ma Facebook è tradizionalmente sensibile alla tutela dei diritti dei gay — soprattutto perché uno dei suoi fondatori, Chris Huges, è omosessuale e sposato col suo compagno. Tra i dipendenti del social network la comunità LGBT è rappresentata anche da lesbiche e transessuali che non avvertono alcuna discriminazione di sorta e le unioni civili sono supportate come in Apple. Il problema riguarda tutti gli utenti… ed è l’anonimato.

Lo spiega Jillian York di EFF (Electronic Frontier Foundation) in un tweet. Se «l’anonimato è un elemento importante della libertà di parola», come sostiene, allora Facebook non è la piattaforma più adatta: le soluzioni sono due — cancellare il proprio profilo [vedi gallery] o creare una pagina. Il social network impone l’uso del nome reale, senza eccezioni, e non ha mai fatto marcia indietro (come Big G su Google+). Non è una forma di discriminazione, bensì una regola che dev’essere accettata per iscriversi ai servizi di Zuck.

Photo Credit: Marilyn Roxie via Photopin (CC)