La presentazione del nuovo Galaxy S8 è stata l’occasione per Samsung per mostrare al pubblico come testa minuziosamente i suoi nuovi dispositivi. Probabilmente, dopo i disastri del Galaxy Note 7 la società ha voluto esaltare le sue nuove procedure di test. Da evidenziare, comunque, che al di la di questa volontà di mostrare tutti i processi produttivi per offrire un maggiore senso di trasparenza, il flop del Galaxy Note 7 ha comunque contribuito ad alzare il livello dei controlli e dunque la qualità dei prodotti finali.

Il risultato è quello mostrato dalla casa coreana e cioè una struttura in Corea del Sud in cui apparecchiature molto speciali e quasi del tutto automatizzate testano alcuni campioni dei prodotti. In questi laboratori dove si verifica la qualità del prodotto, uno dei componenti che viene maggiormente analizzato è la batteria che sul Galaxy Note 7 aveva dato molti problemi.

Lo stress test del Galaxy S8 dura 5 giorni e durante tutto questo periodo viene costantemente scaricato e ricaricato, viene maltratto ed immerso nell’acqua e sono eseguite di continuo applicazioni molto pesanti come Facebook e tanti giochi. Anche le chiamate vengono verificate e viene simulato un utilizzo multi frequenza per provare l’apparato di comunicazione in tutte le varianti d’uso possibili. Nel mondo, infatti, gli operatori utilizzano diverse combinazioni di frequenze.

La batteria in se, invece, viene “torturata” per 50 giorni durante i quali subisce 400 cicli di scarica e ricarica per simulare una vita di oltre un anno di utilizzi intensi. Non mancano poi test di rottura e di resistenza. Quello che si è ottenuto grazie al lavoro di questa struttura è un Galaxy S8 che sembra pronto a stupire non solo per contenuti ma anche per qualità realizzativa.