È stata aperta un’indagine – da parte dell’antitrust italiana – sulla legalità dei giochi gratis che propongono acquisti in-app sugli store gestiti da Apple, Google e Amazon: è nel mirino anche Gameloft tra i principali distributori mondiali di videogame per tablet e smartphone. La procedura sarebbe giustificata dalle leggi europee che regolano il modello del freemium per evitare che i consumatori siano confusi dalle applicazioni inizialmente gratuite che, in seguito, richiedono dei pagamenti per continuare a essere utilizzate.

I dubbi del garante potrebbero essere fondati, a patto di circoscrivere le eventuali contromisure a quelle startup che obbligano a pagare per andare avanti nei giochi: FarmVille 2 [vedi gallery] di Zynga, ad esempio, non impone alcun pagamento. Gli acquisti servono soltanto per passare più velocemente di livello, però i giocatori possono comunque usare gratis la app — senza restrizioni. Com’è possibile cancellare un modello di business come il free to play, che ha permesso a molti sviluppatori indipendenti d’aprirsi degli spazi?

D’accordo che in Italia s’è fatta largo l’idea balzana che sia giusto lavorare gratis, ma lo sviluppo di videogiochi comporta un investimento in tempo e denaro che dev’essere giustificato. È impossibile che le startup sopravvivono a round di finanziamenti come quelli ricevuti da Pinterest, soprattutto se sono all’inizio del proprio percorso: sacrosanto indagare sugli illeciti, però io non condannerei il freemium a priori. È un modello consolidato che apporta notevoli vantaggi tanto ai produttori, quanto ai consumatori italiani.

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