Le agenzie di stampa non possono utilizzare le fotografie mostrate su Twitter, senza il permesso dei rispettivi autori: è quanto emerge da una sentenza statunitense che ha condannato AFP e Washington Post al risarcimento di Daniel Morel, un fotografo al quale era stata rubata una fotografia del terremoto di Haiti nel 2010. L’ho scoperto grazie a un tweet di Francesco Micozzi (@fpmicozzi), letto questa mattina. La decisione è impeccabile, ma non è facile scoprire gli abusi. Non tutti i siti sono popolari come il Washington Post.

Il processo, curiosamente, non era stato intentato da Morel ad AFP: l’agenzia ha querelato il fotografo per dimostrare la propria innocenza e la contro-querela l’ha condannata. Se un’immagine è pubblica non significa che sia di pubblico dominio. AFP avrebbe dovuto chiedere il permesso, anziché vendere al Washington Post un contenuto di proprietà altrui. Il concetto è tanto semplice che nessuno sembra preoccuparsene, a prescindere da Twitter. Pensate a giornali e telegiornali italiani che attingono spesso dai profili di Facebook.

Nel nostro Paese la questione è irrisolta e AGCOM vorrebbe proporre un nuovo regolamento che aiuti a spiegare cos’è lecito e cosa, invece, non lo è. Già, ma come individuare l’utilizzo abusivo dei contenuti? È quasi impossibile perché chiunque potrebbe stampare una fotografia e usarla per farsi pubblicità o inserirla in un altro contesto senza che l’autore se ne accorga. Esistono infinite risorse per chiedere l’autorizzazione oppure acquistare il diritto all’utilizzo dei contenuti, però la maggioranza delle agenzie le ignorano.

Uno dei miei propositi per il 2013 è imparare a fotografare come un professionista e, magari, riuscire a proporre gli scatti attraverso Getty Images. La fotografia digitale è anche il principale fattore di successo dei Lumia, che hanno raddoppiato le vendite nel periodo natalizio. Ha fatto discutere il cambio dei termini d’utilizzo di Instagram, ma il problema degli abusi sulle immagini è molto più grave: che un’agenzia come AFP abbia bisogno di Twitter è un sintomo della “morte” del giornalismo e foto-giornalismo tradizionali.

Oggi è caduto un elicottero a Londra e la notizia è apparsa immediatamente su Twitter, insieme alle fotografie dal luogo dell’incidente. Le agenzie di stampa e i giornalisti sono arrivati in ritardo. Ecco perché AFP avrebbe voluto sfruttare impunemente la fotografia di Morel: il citizen journalism non ha trovato un modello di business, ma continua a essere una fonte essenziale per un giornalismo che ormai dimostra d’avere l’acqua alla gola. In pratica, i professionisti non retribuiscono gli autori e vengono pagati al posto loro.

Qualcosa dovrà cambiare. Il giornalismo non può risparmiare sui collaboratori rubando i contenuti da Twitter e gli autori non possono passare le proprie giornate a controllare che nessuno abusi delle fotografie pubblicate. Le notizie circolano in tempo reale: tardare significa perdere l’opportunità d’essere sul pezzo, ma non è una giustificazione. Almeno le agenzie, che promettono una copertura professionale degli eventi, potrebbero avvalersi dei contributi altrui pagandone lo sfruttamento. Un’opportunità per entrambe le parti.

Photo Credit: Christopher Dombres via Photo Pin (CC)