Scattare foto con lo smartphone non è la stessa cosa che farlo con una macchina fotografica. Questo dovrebbe essere chiaro a tutti, anche se non sempre lo è. Lo è di certo a chi sceglie di aderire a un movimento fotografico com’è quello dell’iPhoneography. Detesto sentir parlare di smartphoneography perché la cosa non ha proprio senso, come ho già spiegato. È per questo motivo che il titolo del libro del nostro blogger Gianpiero Riva, Fotografia Smartphone (Apogeo, 9,90 euro) non mi piace per nulla. Il volume però si è guadagnato la mia attenzione fin dalle prime pagine e non perché Gianpiero mi avesse citato o mi avesse regalato il libro. Essendo lui uno degli autori di Leonardo.it avevo inizialmente qualche dubbio sull’opportunità di scrivere qui la mia recensione del testo, ma i dubbi sono svaniti dopo aver letto il volume.

La prima parte è la più interessante e quella che ogni iphoneografo alle prime armi dovrebbe leggere. I primi due capitoli sono infatti dedicati al concetto stesso di fotografia. Gianpiero guida il lettore fra dettagli tecnici e consigli di scatto validi indipendentemente dallo strumento utilizzato per ritrarre il mondo reale.

Nella parte dedicata alle applicazioni però il libro lascia a desiderare. Qui capisci che è un testo dedicato a chi ha l’iPhone, mentre per i possessori di smartphone Android direi che non è per nulla adatto, visto che le principali app sono tutte per iOS. Gianpiero conosce mille trucchi delle app di cui parla, ma in un testo del genere mi sarei aspettato di trovare una lista delle migliori app fotografiche per iPhone che invece manca. Soprattutto per quanto riguarda lo scatto: ok, Camera + è di certo una delle migliori app, ma perché preferirla a Camera Awesome (gratuita) o Pro Camera? Mi spiace poi che non vengano consigliate le app di Mike Hardacker, uno dei migliori sviluppatori per iOS: la sua Pureshot a mio parere è il non plus ultra per chi ama fare le foto con l’iPhone.

Quando entra nei dettagli del fotoritocco su iPhone Gianpiero svela un paio di trucchi capaci di cambiare volto a una foto, dimostrandosi grande appassionato, ed esperto, di fotografia, e suggerendo interventi volti a migliorare la foto, non a stravolgerla con l’applicazione di un effetto. Peccato solo che lungo tutto il testo emerga così marcatamente l’animo da instagrammaro che gli fa dimenticare a tratti di porre attenzione sui necessari consigli per preservare la qualità delle immagini realizzate per una fruizione al di fuori del piccolo schermo dello smartphone. In generale però il libro raccoglie quasi tutti quei consigli utili per migliorare le proprie foto senza stravolgerle. Curiosamente proprio quando parla di Instagram, cui è dedicato un intero capitolo, Gianpiero tralascia di affrontare il tema dei filtri. Quando invece affronta altrove quest’argomento spinoso è quasi sempre attento a consigliare un uso moderato dello strumento per non rovinare le foto.

L’hacker, il fotografo amatore pro e l’instagrammaro convivono all’interno di questo libro che si legge tutto d’un fiato, nonostante una prosa per niubbi che a volte risulta noiosa, ma che sarà apprezzata da chi è alle prime armi. Dire che è un libro per tutti è forse sbagliato: va bene per chi ha un iPhone ed è all’asciutto di fotografia così come per chi con l’iPhone ci scatta da tempo, ma non ha mai approfondito alcuni concetti fondamentali come la regola dei terzi, lo sfocato artistico, l’uso dei livelli, l’applicazione di maschere, trucchi per Filterstorm e così via.