Iniziando a scrivere su Leonardo ho dovuto firmare l’ennesimo contratto di collaborazione: è una procedura abituale per i freelance e, con la mobilità del lavoro, è più frequente in tutte le professioni. È un atto formale che richiede una serie di passaggi perché operando sul web la firma non è mai apposta alla scrivania del futuro datore di lavoro. Il documento ricevuto via e-mail dev’essere stampato, firmato, scansionato e rispedito al mittente. L’operazione in sé è elementare, però il tempo impiegato a svolgerla è eccessivo.

Ho ricordato l’esistenza di EchoSign, un servizio di e-signature acquistato da Adobe nel 2011 che permette di firmare i contratti in digitale evitando la stampa e la scansione dei documenti ricevuti. Utilizzo una distribuzione di Linux, ma EchoSign è accessibile in forma gratuita sul web: è sufficiente aprirne l’interfaccia col browser a prescindere dal sistema operativo. Subito ho avuto dei dubbi sulla legalità del sistema perché la firma predefinita di EchoSign è una riproduzione in caratteri tipografici della firma autografa.

In pratica, EchoSign intercetta automaticamente lo spazio riservato alla firma del documento e consente d’apporla scegliendo fra due modalità. Se la scrittura predefinita non soddisfa, è comunque possibile “disegnare” la propria firma col puntatore del mouse: purtroppo, il risultato è quasi illeggibile e tutt’altro che realistico. Quest’ultima opzione sarebbe evitabile perché le firme digitali sono state introdotte nell’Unione Europea con la Direttiva 1999/93/CE e la riproduzione tipografica dovrebbe essere più che sufficiente.

Preoccupato dell’eventuale invalidità del contratto, che m’avrebbe costretto a tornare alla procedura tradizionale, ho dovuto escludere l’utilizzo di EchoSign. L’impiego d’una tavoletta grafica permetterebbe di “disegnare” una firma pressoché identica a quella autografa, ma in quella circostanza non sarei dovuto ricorrere a un programma specifico: EchoSign sarebbe perfetto se l’adozione delle firme digitali fosse in linea con le normative europee. Tuttavia, le e-signature non sono ancora accettate come uno standard attendibile.

Esclusa la firma digitale avrei potuto scansionare quella autografa da un foglio bianco, incollarla sul contratto utilizzando un programma d’elaborazione delle immagini e, infine, esportare il documento appena redatto per spedirlo via e-mail. Non possedendo uno scanner è possibile ottenere lo stesso effetto grazie alla webcam o persino alla fotocamera dello smartphone. Le alternative sono numerose, ma sarebbe davvero un meccanismo più rapido di quello che ne prevede la stampa? Personalmente, ho concluso che non lo fosse affatto.

Parlando coi colleghi ho potuto constatare che quello della firma dei contratti è un problema molto sentito che non affligge giusto il sottoscritto. Le soluzioni adottate sono a grandi linee quelle che ho citato, incluso EchoSign. Possibile che non esista un procedimento più veloce? È ancora necessario il passaggio su carta e inchiostro? Se avete delle esperienze da condividere, avete utilizzato EchoSign oppure un prodotto equivalente e potete confermare la legalità delle e-signature o adottate soluzioni diverse scrivetelo qui.