Questa settimana, Mozilla ha «chiamato a raccolta» gli sviluppatori per trasmettere un concetto che condivido: realizzare applicazioni dedicate a Firefox OS significa farlo per tutto il web, non soltanto per una piattaforma — e, soprattutto, non per un ecosistema proprietario. Fino a una decina d’anni fa, il proposito sarebbe apparso come una sorta di diktat anti-capitalistico… oggi, è l’unica soluzione per raggiungere il 100% degli utenti dal momento che HTML, CSS e JavaScript sono supportati da qualunque dispositivo connesso.

Ne ho parlato spesso. Realizzata una app, è sufficiente cambiarne il “manifesto” perché sia utilizzabile con sistemi operativi diversi da quello di Mozilla: un esempio riguarda la TO-DO list per Firefox OS. Certo, sarebbe comunque opportuno adattarne il design – rispettando le linee-guida di iOS, Android o Windows Phone – però non è necessaria alcuna conversione. Procedendo all’inverso, un’applicazione web concepita per un altro ecosistema può essere inviata a Mozilla Marketplace con estrema facilità. È il web, non è Firefox OS.

Il «manifesto» o manifest è semplicemente un file formattato in JSON che contiene delle informazioni essenziali all’integrazione della app col sistema operativo: è l’unica modifica da apportare, a prescindere dall’ambiente di partenza. Mozilla ha voluto scommettere sul futuro, perché i linguaggi del web raggiungeranno tutti i form factor — ed è per questo che apprezzo Firefox OS, più d’ogni altro. Perché ho un tablet e uno smartphone con Android? Beh, devo fare i conti col presente. Il futuro, però, procede in quella direzione.

Photo Credit: Kārlis Dambrāns via Compfight (CC)