Cavalcando l’onda del successo al MWC 2013, Mozilla ha pubblicato un intervento per spiegare come sia possibile vendere delle app a pagamento su Mozilla Marketplace: il negozio virtuale di Firefox e Firefox OS. Complici un certo snobismo da parte di Samsung e l’assenza di Google, che come Apple preferisce annunciare le novità a eventi organizzati da sé, a Barcellona è stato protagonista il sistema operativo di Mozilla. Sono sicuro che nei prossimi mesi avverrà una rivoluzione open source del settore. Cerchiamo di capire perché.

Anzitutto, dimenticate il Digital Rights Management (DRM): le applicazioni di Firefox OS non lo accettano. Una scelta che basterebbe a convincermi al passaggio da Android 2.3. La protezione dalle frodi di Mozilla prevede un protocollo specifico che controlla le ricevute dei pagamenti presenti su qualunque server. In pratica, non è obbligatorio vendere le app su Mozilla Marketplace affinché siano installabili sul sistema operativo. Gli sviluppatori possono farle scaricare direttamente dal proprio server, senza un’intermediazione.

Ciò non significa che Mozilla non abbia una percentuale sui pagamenti: il 30% del prezzo pagato dall’utente è trattenuto dall’azienda, che trasferisce il restante 70% allo sviluppatore versando le relative imposte. La grande differenza è nel decentramento delle transazioni e delle applicazioni perché non occorre pubblicarle su Mozilla Marketplace per rispettare i termini di Firefox OS. Il protocollo può essere raggiunto da qualunque dominio e non è obbligatorio utilizzare i previsti Python o Django, per interfacciarsi con esso.

Ricapitoliamo. Gli sviluppatori non pagano per l’accesso al negozio virtuale, mentre tutti gli altri sistemi operativi prevedono una sottoscrizione annuale, e possono prevedere pagamenti per il download o in-app da una posizione qualsiasi. Gli utenti non sono costretti a installare le applicazioni da Mozilla Marketplace e in futuro potranno effettuare dei versamenti ricorsivi: in termini più semplici, rinnovare automaticamente gli abbonamenti sottoscritti ad app o contenuti e tutto senza implementare un DRM a livello di device.

Il sistema operativo è open source al 100% e come abbiamo visto i designer possono personalizzare l’interfaccia di Firefox OS senza ricorrere a una Read-Only Memory (ROM) modificata. Chi fosse capace di creare un sito web sarebbe subito in grado d’alterare la grafica dello smartphone perché è concepita in HTML, CSS e JavaScript. È… uno spettacolo, per non essere volgare: considerate che Firefox OS non ha gli stessi requisiti di Ubuntu Phone, quindi è installabile su dispositivi meno recenti e costosi. Potrei installarlo anch’io.

A placare in parte l’entusiasmo potrebbero essere i produttori. Dovendo utilizzare questo sistema operativo sugli smartphone, sussiste il problema dei firmware proprietari: è difficile, se non impossibile, che gli Original Equipment Manufacturer (OEM) distribuiscano i sorgenti completi dei driver. È la stessa situazione di Raspberry Pi, che richiede dei componenti closed-source distribuiti da Broadcom. Escluso questo “dettaglio”, il meccanismo dei pagamenti appena proposto da Mozilla sulla carta è il migliore tra i concorrenti.

Photo Credit: Mozilla in Europe via Photo Pin (CC)