Hai appena saputo che Firefox ti proporrà dei tile sponsorizzati e sono sicuro che la tua reazione, come la mia, è stata quella di Silvio Gulizia: disinstallare il browser. Mitchell Baker – tanto convincente sullo Stato di Mozilla – ha provato a giustificare la pubblicità, ma con scarsi risultati. Anzitutto, perché è partita da Netscape a raccontare una storia che somiglia a quelle che anch’io raccontavo ai professori quando non sapevo rispondere durante un’interrogazione. Io ero piuttosto bravo, ma la mia ignoranza era palese.

Credimi, capisco che Mozilla abbia bisogno di fare utili per sopravvivere: anche su Leonardo.it c’è la pubblicità, poiché è inevitabile. Il freemium, per definizione, non paga e se vivessi di visibilità sarebbe soltanto perché qualcuno ti mantiene. T’invidierei, ma non cambierebbe il fatto che a me uno stipendio serve. Eccome. Il problema, secondo me, è di comunicazione… perché nessuno avrebbe percepito un fastidio, se Firefox avesse proposto i banner sponsorizzati dal primissimo rilascio.

Tanto più che Mozilla ha introdotto e sostenuto il Do Not Track — ovvero, quel meccanismo che dichiara ai siti la tua volontà di non essere tracciato. Tranquillo, i tile pubblicitari non effettuano alcun tracciamento: la Baker sostiene che possano darti dei suggerimenti, utili alla navigazione, ma io penso che siano soltanto necessari al sostentamento dell’organizzazione. Non sono molesti quanto credi, però ti capirei se decidessi di disinstallare Firefox. È stata una pessima scelta, che neppure io condivido, quella di Mozilla.

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