Consultando Reddit, una delle alternative più credibili a Google Reader, ho trovato un articolo di Victor Keegan su The Guardian che analizzava il passaggio di MySpace a News Corp. di Rupert Murdoch: all’epoca, il social network aveva appena sorpassato Google nelle visite giornaliere e Facebook non era ancora così popolare. Keegan azzardò l’ipotesi che, un giorno, MySpace potesse perdere il proprio monopolio. Oggi sappiamo che è andata esattamente così. Il ritorno della piattaforma con Justin Timberlake non ha convinto nessuno.

L’analisi di Keegan è del 2007, però a distanza di sei anni i social network non sono proprio cambiati. Gli errori di MySpace non hanno insegnato granché a Facebook, che con Graph Search sembra andare nella stessa direzione indicata da Murdoch quando la piattaforma ha iniziato a conoscere il proprio declino. È «soltanto pubblicità ingannevole, piena di razzismo e sessismo», tanto per auto-citare la mia critica alla nuova modalità di ricerca su Facebook. Gli utenti non l’hanno affatto apprezzata… e cominciano a guardarsi attorno.

Keegan parla soprattutto del business di MySpace, ma in un passaggio ha identificato l’errore più grande che i social network hanno commesso: non è mai stato risolto e, probabilmente, non lo sarà mai. Facebook, Google+, Twitter, ecc. a grandi linee e non senza qualche difficoltà permettono una condivisione incrociata degli stessi contenuti. Tuttavia, non ammettono il mantenimento dei contatti fra loro. Cercando di spiegarmi meglio, un amico su Facebook non diventa automaticamente un contatto su Google+ e un follower su Twitter.

Potete utilizzare lo stesso nickname per l’indirizzo di Facebook e Twitter. Dovendo indicare nome e cognome reali, è relativamente semplice farsi trovare su Google+. Esistono degli strumenti per importare gli amici da un social network all’altro, ma le piattaforme sono “chiuse” in se stesse: chiudendo un profilo, a prescindere dalla possibilità d’effettuare un backup, perdereste tutti i contenuti condivisi e soprattutto la rete dei contatti. Io ho affrontato il problema più volte, avendo rinnovato l’identità sui social network.

La mia situazione è molto particolare perché sono ossessionato dal diritto all’oblio e dal controllo totale delle informazioni salvate sui servizi che utilizzo. Non m’importa proprio di mantenere un ampio numero di contatti coi quali non ho nulla in comune e chi ha davvero qualcosa da condividere con me può rintracciarmi immediatamente. Non sono un “fanatico” dei social network e non soffro di condivisione compulsiva: se un domani sparissero, non ne sentirei certo la mancanza. Il problema, però, esiste e non può essere ignorato.

Milioni di persone hanno affidato la propria vita a MySpace e questo è praticamente scomparso da un giorno all’altro. Centinaia di aziende hanno costruito un business sul social network e, di punto in bianco, hanno dovuto cambiare investimento. La stessa situazione, oggi, riguarda Facebook: se facesse la fine di MySpace, un miliardo d’individui dovrebbe ricominciare dal principio. Senza la possibilità di mantenere i contatti acquisiti nella migrazione ad altri servizi. Serve, come direbbe Alessio Biancalana, una nuova backbone.

Photo Credit: John Manoogian III via Photo Pin (CC)