Quando penso ad Apple, diversamente dalla maggioranza delle persone, non ho in mente iPhone o iPad: sarà una deformazione professionale (avendo studiato, fra le altre cose, ripresa e montaggio), ma il primo prodotto che considero è proprio Final Cut. Cupertino ha avuto delle difficoltà nel distribuire la versione Pro X, perché i professionisti l’hanno giudicata troppo costosa e affatto migliore delle precedenti. Magari, preferendogli i servizi e le applicazioni offerti da Creative Cloud di Adobe. Apple, però, non vuole mollare.

Così, il prezzo di Final Cut Pro X è passato da $699 a $299 sul Mac App Store e sarà oggetto d’una campagna pubblicitaria che dovrebbe convincere gli utenti a tornare ad acquistarlo. Esistono numerose alternative, open- o closed-source, ma Final Cut è l’unico programma conosciuto ai più come l’editor non-lineare per eccellenza: Lightworks, ad esempio, è un ottimo prodotto apprezzato soprattutto da chi lavora nel settore… e le versioni per Mac OS X e Linux sono tuttora considerate instabili. Esisterebbe giusto Adobe Premiere Pro.

Obiettivamente, eccettuando la suite di Adobe, fatico a trovare un’alternativa credibile a Final Cut Pro X: se mai dovessi acquistare un iMac, sarebbe quasi esclusivamente per quel programma. Non ho delle esigenze da post-produzione cinematografica, però i concorrenti open source non sembrano all’altezza e sconsiglio di pagare un abbonamento a Creative Cloud da 60€ al mese soltanto per l’editing dei video. Eppure, negli ultimi due anni Apple è riuscita a rovinare quella reputazione tanto positiva che lo caratterizzava dal 1998.

Presto, Lightworks funzionerà con Linux e altri progetti open source arriveranno addirittura nel software integrato con le videocamere. Un altro progetto da tenere in considerazione è Novacut. Perché, allora, un professionista dovrebbe spendere centinaia di dollari per Final Cut? Soltanto perché è stato utilizzato da numerosi progetti hollywoodiani? Quello della post-produzione non è un ambiente che insegua le mode. Se un prodotto non funziona, gli investitori perdono milioni. Non basterà realizzare una pubblicità accattivante.

Credo che la gestione di Tim Cook sia molto più oculata di quanto riportino i medium, ma il problema riscontrato da Apple su Final Cut Pro X è un segnale forte. Se è realistico che i programmi saranno sostituiti dai servizi, a livello di monetizzazione, è altrettanto certo che quelli offerti da Cupertino costino più della media e non siano poi così eccezionali. Quando un prodotto come Final Cut, materia di studio persino nelle università, finisce per rivelarsi un fallimento colossale… qualcosa non funziona affatto come dovrebbe.

Apple è “risuscitata” grazie all’immagine cool costruita a suo tempo da Steve Jobs, ma non basta essere di moda per sopravvivere. Oltre a Final Cut, secondo me, i progetti encomiabili della multinazionale sono WebKit e LLVM: il primo è stato abbandonato da Google, attualmente il principale contributore al codice, e il secondo è prossimo alla monopolizzazione sempre da parte di Mountain View. Citare in giudizio Samsung che produceva i chip di iPhone è stata un’altra pessima idea. Senza queste tecnologie, cosa proporrà mai Apple?