Dopo mesi di braccio di ferro tra Apple ed FBI circa il caso dell’iPhone appartenente a Syed Rizwan Farook, uno dei responsabili della strage di San Bernardino, la vicenda è giunta al termine. L’ente investigativo di polizia federale degli Stati Uniti, infatti, è riuscito a sbloccare il device Apple, senza l’aiuto dell’azienda di Cupertino.

Si è trattato di un caso che ha avuto come protagonisti due argomenti molto sentiti al giorno d’oggi: privacy e sicurezza. Apple si era infatti rifiutata di collaborare con il dipartimento di Giustizia nonostante l’ordine giuridico che “obbligava” l’azienda a produrre una versione di iOS contenente una backdoor, in modo tale da dare la possibilità all’FBI di accedere al contenuto dell’iPhone dell’attentatore, colpevole di aver ucciso 14 persone e di averne ferite una ventina il 2 Dicembre 2015.

Lo sblocco del dispositivo, contenente, secondo le autorità, possibili informazioni circa i legami degli attentatori con altre cellule terroristiche, è stato effettuato con l’aiuto di un soggetto terzo di cui però non si conosce l’identità. Questa vittoria del Governo ha reso futile una nuova udienza con Apple, prevista per il 21 Marzo ma posticipata (e successivamente annullata) proprio per le novità riguardanti l’iPhone incriminato e la sua apertura.

Il dipartimento di Giustizia ha dichiarato in un documento depositato ieri che “Il governo ha con successo avuto accesso ai dati conservati nell’iPhone di Farook e di conseguenza non richiede più l’assistenza di Apple”. Considerando però l’aspetto della privacy, è la stessa Apple a non mollare la presa, adesso: l’interesse dell’azienda di Cupertino è quello di conoscere le modalità che hanno permesso al “soggetto ignoto” di sbloccare il device creato dalla stessa Apple. È molto probabile, però, che il governo di Washington non abbia alcuna intenzione di condividere il metodo utilizzato nell’operazione.

A caso chiuso, resta aperto e vivo più che mai il dibattito sulla privacy: la paura più grande di Apple rimane comunque che gli utenti possano essere esposti ad attacchi con fini illeciti usando le vulnerabilità appena scoperte dal Governo.