Una pratica che non credevo mai si sarebbe diffusa così tanto, si è appunto diffusa: oggi molte più persone o aziende, rispetto a un anno o due anni fa, comprano finti followers.
Il motivo è semplice: un account con un grande numero di followers “spinge” i nuovi followers a seguirlo, per la serie “se lo seguono tutti, una ragione ci sarà”. Quindi, si comprano un po’ di finti followers PRIMA per farne altri veri DOPO.

Ora, premesso che ognuno è libero di rischiarsi la reputazione come vuole, e ammesso che la cosa dia frutti considerevoli sul lungo termine (e ne dubito), credo che sia il caso di elencare un po’ di motivi per cui sconsiglio caldamente di comprare finti followers.

LA GENTE SE NE ACCORGE
Il web è piccolo, e la gente mormora. O meglio, il web è il posto dove la gente mormora più volentieri, e tutti si fanno gli affari di tutti, spettegolano, confabulano e parlano male alle spalle, sempre, con la potenza del digitale e con la viralità dell’informazione scottante.
Se compri i finti followers nell’ombra, non pensare di passare inosservato.

REPUTAZIONE
Se usi Twitter solo per giocherellare, comprare finti followers non ti porterà guai nell’immediato, ma per il futuro non si può mai sapere.
Magari tra qualche tempo il tuo account ti servirà per qualcosa di serio che ora non puoi prevedere, e se la gente si ricorderà di te come “quello che compra i finti followers” potresti avere dei problemi e dire “ah, se solo non mi fossi rovinato la reputazione online comprando finti followers”.
Potresti pensare che il pubblico dei social dimentica facilmente tutto quello che succede, ma ti posso assicurare che queste cose se le ricordano tutti, o che almeno ti farai dei nemici che provvederanno puntualmente a ricordarlo a tutti.

TWITTER TI VEDE
Dopo alcuni anni abbastanza anarchici, Twitter sta cercando di ripulirsi per diventare più credibile e fare utili in borsa, e lo fa proprio penalizzando questo tipo di pratiche: gli incrementi improvvisi di followers vengono notati, analizzati con precisione e semmai puniti senza pietà.
Se Twitter scopre masse di finti account, li chiude subito senza mezzi termini, quindi, se li hai comprati, un mattino potresti alzarti e ritrovarti con 5000 followers in meno, o peggio.
Così avrai perso soldi, followers e reputazione.

NON QUANTITÀ, MA QUALITÀ
Solo le aziende italiane (sempre un po’ in ritardo) si regolano ancora con la mera e grossolana quantità di followers: le altre, o comunque quelle al passo con i tempi, sanno che ci sono ben altri calcoli da fare.
L’importanza, il peso e quindi il valore commerciale di un influencer (e dei suoi followers) si valuta in base alla qualità del suo pubblico e dell’engagement che ottiene, e in base al numero reale di interazioni, commenti, e condivisioni.
Pochi followers veri e attivi producono ovviamente risultati migliori di tanti followers finti o inattivi, e le aziende se ne accorgono. O se ne accorgeranno a breve.

QUI NON SI BARA
Non stai affettando mortadella alla Festa dell’Unità: sei su internet e stai scrivendo cose, con la presunzione di scrivere cose che valga la pena leggere.
C’è ancora chi lo chiama cazzeggio, e invece è lavoro intellettuale, e se lo fai nel modo giusto alla fine paga. Ci vuole tempo, dedizione e sincerità, come in qualunque altra cosa: i followers si guadagnano col sudore della fronte e con la lenta costruzione della fiducia.
Devi pensare ai followers come se fossero il tuo Dio: devi guadagnarti il suo favore con onestà, pazienza e rispetto delle regole, perché hai a che fare con un Dio vendicativo che si offende facilmente, e se lo deluderai ti abbandonerà, sarà pianto e stridor di denti, e te lo sarai meritato.
Qui non si bara, per Dio!