I falsi followers esistono e sono in mezzo a noi, così come esistono gli spacciatori di falsi followers ed esistono i compratori di falsi followers.
Facciamo rapidamente il punto della situazione su quello che, a tutti gli effetti, è il doping di Twitter.

Con l’aiuto di qualche software, è possibile costruire migliaia e migliaia di finti profili Twitter o bot, utenti inesistenti creati da applicazioni che registrano l’utente, lo confermano dalla mail, gli mettono una foto, un nome e una bio. I più avanzati addirittura simulano l’attività di un utente vero, usando frasi preparate e twittate automaticamente, in modo irregolare e quindi umano.

A cosa servono gli utenti falsi? A riempire i profili di qualcuno che ha bisogno di aumentare i followers in fretta per avere un ritorno di immagine, magari un politico appena iscritto a Twitter, un cantante in competizione con un altro cantante, giornalisti con una certa reputazione e quindi messi in imbarazzo da un basso numero di followers, ecc.
Secondo uno studio americano, Obama avrebbe 5 milioni di fake followers, e Romney circa duecentomila.
In Italia il noto articolo di Camisani Calzolari dello scorso anno mostrò che i principali politici avevano moltissimi followers inattivi, in percentuali tra il 30 e il 40%.
Quanto ai cantanti, recentemente è emerso che Taylor Swift, Justin Timberlake, Katy Perry, Lady Gaga, Britney Spears, Shakira, Rihanna e Justin Bieber hanno followers falsi in percentuali tra il 25% e il 50%.

Non è facile definire precisamente i fake followers, infatti spesso coloro che ne vanno a caccia forniscono dati sbagliati, o almeno li interpretano male, e la cosa va peggiorando, poiché i produttori di fake followers riescono sempre meglio ad imitare i veri utenti.
Un utente reale che si iscrive, non mette una foto, twitta poco o smette di usare Twitter per mesi e mesi, può facilmente essere scambiato per un fake follower, anche se è semplicemente un utente inattivo. Anche un utente che si limita a seguire qualcuno, senza twittare mai, potrebbe essere scambiato per un fake: è attivo, è nel social, è reale, ma non twitta.
Un controllo automatico su larga scala, effettuato con un’applicazione e non di persona, in molti casi non riuscirebbe a trovare le differenze tra utenti veri e fake, e nessun software riesce a venirne a capo con esattezza. Ecco che, a distanza di decenni, nel mondo dei social si ripropone il leggendario test di Turing: Twitter deve trovare il modo di distinguere tra intelligenze artificiali e veri umani.

In ogni caso, acquistare finti followers è disonesto solo eticamente parlando, ma non è illegale, perché non esistono leggi in merito.
Nel sottobosco della rete si trovano facilmente venditori di followers; secondo una ricerca di Stroppa e De Micheli, ci sono circa due dozzine di venditori online, e tempo fa erano anche su eBay: i più grandi possono fornirne anche centomila al giorno ad un solo profilo, in base a quanto si è disposti a pagare.

Vendere followers rende bene, il ricavo unitario può variare dai 2 ai 30 dollari per fake follower: un affare tra i 40 e i 360 milioni di dollari.
Invece, comprarli non rende così tanto in termini di veri numeri, così come non rappresenta nemmeno uno scandalo reale. Si tratta di una disonestà da poco, che rende poco: serve solo a non sembrare ‘piccoli’. Un politico che compra i followers non commette nessun furto, non ruba voti, non fa niente di illegale, ma rischia di fare una figuraccia.
L’esistenza dei fake followers compromette l’affidabilità di Twitter per le pubblicità e il resto: con tutti i profili inattivi o falsi che ci sono, con la difficoltà che c’è nell’effettuare analisi esatte, qual è il dato sul pubblico reale?

Con i suoi 500 milioni di utenti registrati, tra cui solo il 40% attivi (cioè 200 milioni) e più o meno 20 milioni di fake followers oggetto di compravendite, Twitter al momento è ancora in ascesa, e quindi lo è anche il mercato dei fake.
Le nuove API limitano la libertà d’azione in questo tipo di pratiche, ma non le fermano, forse perché Twitter, allo stato attuale dell’arte, non è sicuro di riuscire a potare solo i bot, o forse perché dopotutto non gli conviene chiudere i profili fake: sono tanti e creano comunque traffico intorno al social.
La questione è ancora in divenire, ma credo che in definitiva convenga abituarsi: i fake followers resteranno qui ancora un bel po’ a farci compagnia.
Anzi, a non farci compagnia.