Rooms è la nuova app creata da Facebook per chattare usando gli pseudonimi: disponibile su iPhone, è stata sviluppata dal team di Josh Miller che inventò Branch — un’applicazione che permette d’aprire delle conversazioni fra i contatti, acquisita dal social network nel gennaio di quest’anno. È questo il tentativo d’ammettere i nickname sulla piattaforma, senza tradire l’obbligo al nome reale per la registrazione dei profili. Gli utenti possono avviare delle chat con foto, video e testi condivisi in privato oppure pubblicamente.

Più che a una chat, Rooms somiglia a un social network: è una via di mezzo fra un blog condiviso su Tumblr e Twitter che permette d’usare nickname diversi per ogni room creata. Queste “stanze” – controllate dal loro creatore – possono includere dei post in evidenza ed essere condivisibili o meno sul web (a discrezione del proprietario) dai membri abilitati ad accedere e a pubblicare i contenuti. Non è proprio quanto avrebbe voluto la comunità LGBT per tutelare il nome reale su Facebook, insomma, ma un esperimento come Slingshot.

A differenza di Slingshot, le “stanze” di Rooms non svaniscono — se non sono cancellate intenzionalmente: Miller sostiene che sia uno strumento per «aiutare ad avere successo» rivolto a chi preferisce omettere il nome reale nelle conversazioni. Non è una chat, non è un modo di navigare anonimi su Facebook… e di sicuro non accontenterà chi avrebbe voluto quest’opportunità sul social network. La nuova app è un mondo a sé e, per quanto le room possano essere condivise offline generando dei codici QR, non è la soluzione definitiva.

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