Immaginate per un attimo di essere il signor Pincopallo. Per vendere più prodotti decidete di fare un po’ di pubblicità e vi affidate alla Gatto&Volpe. Loro piazzano i vostri banner su un sito e sono in grado di dirvi quanta gente è entrata in negozio a comprare i vostri prodotti dopo aver visto la vostra pubblicità su questo sito. Cool, vero?

La Gatto&Volpe potrebbe essere Facebook. Anzi in realtà già lo è. Zuck sta testando questa cosa grazie all’incrocio più o meno anonimo dei dati degli utenti Facebook con quelli rastrellati dalle carte fedeltà dei negozi. Come ho spiegato su Wired.it, Facebook così sa ciò che compriamo.

Per trasformare questa cosa in un business multimegabillionario Facebook ha bisogno di poter contare su un’infrastruttura di un certo tipo. Google si trovò nella stessa situazione nel 2007, quando decise di comprare DoubleClick, pagandola 3 miliardi di dollari.

In quello stesso anno Microsoft acquistò aQuantive per il doppio della cifra. L’obiettivo era portare a casa Atlas Consulting, un prodotto di ad-serving concorrente di DoubleClick. Ieri Business Insider ha svelato che Microsoft ha interrotto la trattativa con un possibile acquirente di Atlas perché ha aperto un negoziato con Facebook.

Microsoft e Facebook si stanno parlando. Non è detto che la trattativa si chiuda. Siccome però Microsoft è azionista di Facebook (ne detiene l’1,6%) vendendo Atlas a Zuck Redmond farebbe anche un po’ i propri interessi. Quindi non ci sarebbe motivo di far fallire la trattativa. Tanto più che Google è sempre più nemico di Microsoft.

BI crede nella trattativa, come ci crediamo noi, perché Facebook ha bisogno di un sistema di ad-serving per lanciare a livello mondiale un network di pubblicità in grado di servire siti terzi. Sì poi ci sono tutte quelle paranoie sulla privacy, ma tanto di queste non gliene frega più nulla a nessuno. E comunque Zuck la buona volontà ce la mette criptando i dati analizzati.