È da qualche giorno che si sprecano bit per raccontare le lamentele di sciocchi editori che hanno impostato il proprio business su Facebook. Da quando infatti Faccialibro ha cambiato il proprio Edge Rank, ossia l’algoritmo che decide cosa vediamo nella nostra timeline, chi puntava tutto su Facebook per portare traffico al proprio sito è caduto in disgrazia.

Ieri il Corriere della Sera ha dato ampio spazio a questa surreale protesta. Come spiega Riccardo Scandellari sul proprio blog, oggi se non hai una veloce interazione di commenti, condivisioni e like su un post questo non diventa virale e non finisce nella timeline dei tuoi fan e dei loro amici. Per farcelo finire devi pagare, fare pubblicità. È lo stesso concetto applicato da Google tramite gli ultimi aggiornamenti del proprio algoritmo (Hummingbird compreso) con l’obiettivo di spingere contenuti di qualità.

L’altro giorno ho spiegato che Facebook sta sostituendo la TV: per fare pubblicità in TV si paga e si paga di più quanto più gente sta seguendo il programma in cui s’infila la pubblicità. Facebook sta facendo la stessa cosa: se non siete capaci di far parlare di voi la gente, dovete pagare per fare la pubblicità fra un programma e l’altro.

Avete qualcosa in contrario? Se ce l’avete è perché anche voi avete costruito una politica di rastrellamento di fan per poi spammargli i vostri contenuti. Un po’ come si faceva agli albori di Google con politiche SEO forzate e operazioni di link building fra siti spazzatura, o postando link nei commenti dei siti altrui. Insomma, nulla di nuovo sotto al sole, un già visto che si ripete. Da un parte quelli che hanno costruito la propria politica di traffico sulla base di pratiche da furbetti del web, dall’altra le grandi aziende americane che per evitare il costante spam dei propri utenti lavorano a politiche di raffinamento del materiale mostrato ai propri utenti puntando su contenuti di qualità, cosa che fra l’altro è il modo migliore per ridurre il bounce rate del proprio sito Internet. E chiaramente puntano a farci i soldi, ma che pensavate, che Facebook era un modo di aumentare i vostri ricavi gratis?

Quindi, piantiamola di lamentarci se questa o quell’azienda cambia le regole di utilizzo del proprio servizio con il nostro accordo (quando accettiamo i termini di servizi, c’è sempre scritto che loro possono cambiare certe cose) e cominciamo a lavorare su contenuti di qualità, puntando sulla centralità di ciò che divulghiamo, come suggerisce anche Scandellari. Noi a Leonardo ce lo siamo detti fin dal giorno zero: ok qualche aggiustamento SEO, ok qualche accorgimento per “fare traffico”, ma facciamolo sempre con in mente la qualità. Risultato? Mentre tutti sono lì a piangere miseria, noi continuiamo a crescere. Tiè!

Seguite Silvio Gulizia su Twitter e Google+

photo credit: owenwbrown via photopin cc