Che sberla Princeton! Dopo la presentazione di uno studio che predice la scomparsa di Facebook sulla base del crollo di ricerche on line relative al social network, Zuck ha incaricato i propri data scientist di cancellare Princeton. In due giorni è stata così confutata la tesi dell’antropologo Daniel Miller, secondo cui l’estinzione di Faccialibro è prevedibile semplicemente usando Google.

Ora, a farla facile ci voleva poco: con la sempre maggior diffusione degli smartphone, la gente non va più su Google per poi entrare su Facebook, ma buona parte del tempo speso su Faccialibro è legato all’uso di dispositivi mobili. Il declino di ricerche legate Facebook, iniziato nel 2012, non è infatti confermato dal crollo degli utenti, che anzi sono aumentati, nonostante il ritmo sia calato e la fuga dei giovanissimi. Lo sapevamo tutti, ma ci siamo fatti ammaliare dall’idea che Facebook potesse essere un virus contagioso che siamo pronti a debellare.

La sberla poi è arrivata via Facebook. In una nota titolata Debunking Princeton il data scientist del social network Mike Develin ha evidenziato come l’uso del metodo di Miller, pubblicato on line dal professore, se applicato alla stessa università di Princeton ne decreterebbe l’estinzione entro il 2021. Peggio: se applicassimo lo stesso tema a un concetto come l’“aria”, scopriremmo che questa finirà entro il 2060, conducendo (allo stato attuale della tecnologia) all’estinzione della razza umana.

Bisogna riconoscere che questa volta Facebook ha vinto alla stragrande. E che tutti ci abbiamo fatto un po’ la figura dei fessi. Forse inconsciamente sogniamo tutti (o quasi) la fine del social network, ma questo virus sembra impossibile da debellare.

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