Ormai Zuckerberg ci ha costretti ad accettare il suo Facebook Messenger, che è un modo più efficace per prendersi i numeri telefonici degli utenti di Facebook. Chiederli ossessivamente su Facebook, e recuperarli da Whatsapp, evidentemente non gli bastava.

Il grande monolito di Zuckerberg, il social network colosso del web, comincia a separarsi in diverse app, per differenziare la sua offerta, e soprattutto rendere più flessibile ed efficace il modo di recuperare informazioni personali e metadati.
La domanda da farsi è: c’è davvero bisogno di buttare altro tempo, pazienza e privacy in una app che ti consente di fare separatamente da Facebook quello che facevi prima su Facebook, e che in fondo consiste nell’ennesimo servizio di messaggistica?


NOTIFICA INOPPORTUNA
Messenger non si limita a mandarti una semplice notifica, ma ti mette sulla schermata dello smartphone un pop-up con la foto profilo del contatto che ti ha inviato un messaggio. Quel cerchietto spammone sarà sempre in evidenza, qualunque cosa tu stia facendo. A volte ti darà pure fastidio e dovrai spostarlo, e insomma sarai costretto a visualizzare i suoi dannati messaggi. E rispondere. E ricominciare da capo.

PRIVACY
D’accordo che la privacy ormai è un concetto relativo, però non c’è molto da fidarsi quando Zuckerberg comincia a spacchettare Facebook in tante applicazioni che chiedono ognuna diversi dati personali, e la tua geolicalizzazione, e il tuo numero telefonico, e, nel caso di Messenger, ovviamente i tuoi interessi ricavati dalle conversazioni.
Considerando che Whatsapp è già di Zuckerberg, vuoi davvero dargli ALTRE informazioni con un altro messenger?

ANCORA PIÙ APPICCICATI ALLO SMARTPHONE
Come se non bastasse Twitter, la timeline di Facebook, i messaggi di Whatsapp, e i siti che segui, e insomma il resto del daffare digitale che ti sei procurato, ora c’è anche quest’altro messenger. Il tempo che passi connesso aumenta, ancora, e ancora.
Io dico che a breve avrai una crisi di rigetto.

FEEDBACK OSSESSIVO
Dopo ogni chiamata vocale, Facebook Messenger ti chiede un giudizio sulla conversazione che hai avuto, un feedback quantificabile da una a cinque stelline. Ogni volta, puntualmente, tassativamente, tanto che sembra di avere a che fare con un uomo insicuro delle sue prestazioni sessuali.
“Allora? Ti è piaciuto? Come sono andato? Ti è piaciuto? Sicuro?”

MA CHI TI HA VOTATO?
Zuckerberg alla fine ha deciso di imporcelo, il suo Messenger. Da un giorno all’altro è apparso il messaggio “ciao, a breve passeremo a Messenger”. Poi, i messaggi sono davvero passati su Messenger. Poi, abbiamo dovuto scaricarlo, perché non è possibile fare diversamente, non c’è stato niente da fare.
Per quanto uno possa essere assuefatto a Facebook, e per quanto non si possa fare a meno di Facebook, queste misure hanno la stessa simpatia dei governi di questi anni: “Non possiamo farci niente, dobbiamo tenercelo così, speriamo che non approfitti del suo potere”.