Facebook ha un limite d’età per cui l’iscrizione è vietata ai minori di 13 anni, ma non soltanto: chi è nato prima del 1905 non può iscriversi al social network — se non mentendo sul proprio profilo, come ha dovuto fare Anna Stoeher. Possiamo dedurne che tutti i centenari debbano mentire, nonostante non sussistano gli stessi problemi legali che comporterebbe l’iscrizione dei dodicenni. Sappiamo che i ragazzini s’iscrivono comunque, ma perché impedire agli anziani d’accedere alla piattaforma? È soprattutto un problema di numeri.

Verrebbe da dire che «non è un social network per vecchi», ma non possiamo certo parlare di discriminazione: chi avrebbe immaginato che una donna di 114 anni del Minnesota avrebbe mai voluto registrare un profilo? Nata nel 1900, ha fatto emergere un problema che a Facebook non avevano preso in considerazione e che senza volerlo alimenta le polemiche sul mancato rispetto delle minoranze, com’è stato con la comunità LGBT sull’obbligo a usare il nome reale per registrare un profilo. Il caso porterà alla revisione dei termini d’uso?

Quello della nonnina è un caso eccezionale, che non pone dei problemi etici come quelli che ha dovuto affrontare Chris Cox e che porteranno a una app per comunicare e condividere contenuti su Facebook nell’anonimato. Tuttavia, è curioso che il social network abbia posto un limite d’età anche per i centenari: il loro numero è senz’altro esiguo, però non sarebbe difficile impostare un modulo che permetta d’iscriversi a chiunque abbia più di 13 anni. Forse, qualche creativo inizierebbe a mentire e sostenere d’averne cento o mille.

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