Il dubbio che l’idea del Like gliela avvessero rubata, Bret Taylor ce l’ha avuto probabilmente più di una volta. Per questo motivo quando ha venduto FriendFeed a Facebook, divenendo il CTO di Faccialibro, si è informato per capire se effettivamente le cose stessero così. No, le cose non sono andate così: lui e Mark Zuckerberg hanno condiviso lo stesso percorso per arrivare a capire perché su quel bottone ci doveva star scritto Like e non altro.

Prima di lavorare per Facebook Bret è stato impegnato nel team di Google che ha creato Google Maps. Nel 2012 ha lasciato Facebook per fondare Quip, la sua seconda startup, con la quale ha deciso di fare le scarpe a Google Docs e Microsoft Office. Ieri pomeriggio abbiamo avuto l’occasione di fare quattro chiacchiere con lui. E ci ha spiegato quella faccenda lì del Like.

Sei stato uno dei primi a lanciare il Like. Ci racconti com’è nato?
L’abbiamo creato in FriendFeed sulla base dei feedback ricevuti dalla gente. Molti dei commenti sul network erano del tipo grande, fico, bellissimo. Molti ci chiedevano un bottone per esprimere il proprio gradimento. Ne abbiamo provati quattro: like, love, un’icona a forma di cuore e una a forma di stella. Alla fine abbiamo optato per il like perché esprimeva il sentimento senza essere troppo una carineria. Il like esprime positività e risponde a diverse sensazioni positive che puoi avere quando leggi il post di un’altra persona. È molto più facile che un utente clicchi “mi piace” piuttosto che lasci un commento.

Quindi alla fine Zuck ti ha rubato il Like?
Non posso dire che me l’abbia rubato. Ci stavano lavorando insieme, noi a FriendFeed e lui a Facebook. Sono fiero di aver contribuito alla diffusione del Like sui siti Internet, ecco questa sì, era una cosa che prima di acquisirci non avevano ancora fatto.

Avete mai progettato davvero il bottone “non mi piace”?
Se ne è parlato, ne abbiamo discusso. Il motivo per cui il Like è così popolare è che esprime positività. Il dislike introdurrebbe delle negatività, ma i social network non si possono basare su questa. Sono interessanti se si fondano sulla positività e quindi, anche se all’inizio può sembrare una buona idea, poi ti rendi conto che il dislike potrebbe rovinare i rapporti all’interno del network.

Molta gente oggi usa le stelline su Twitter come i Like su Facebook. Detto che, con il nuovo Twitter c’è davvero poca differenza fra i due network, qual è secondo te il bottone Like di Twitter?
Sicuramente la stellina perché esprime un messaggio privato, mentre il retweet ha una funzione di broadcasting.

Tu hai lavorato molto nei social network e credo che questo si veda in Quip. In che modo i social impattano oggi il design di un prodotto?
Abbiamo sfruttato molte tecniche di design e pratiche dei social network nello creazione di Quip. Per esempio abbiamo messo i profili, il bottone verde che indica chi è on line, la funzione di like per i commenti, rispolverando la stellina, le notifiche con le faccine dei colleghi o degli amici, insomma abbiamo fatto di tutto per trasformare Quip in un luogo dove l’utente sia felice di stare. Abbiamo portato un po’ di social network negli spazi di lavoro e nella collaborazione fra persone.

Hai lavorato a Google e Facebook e hai creato due aziende come FriendFeed e Quip. Qual è stata l’esperienza che ti è piaciuta di più?
Ho fatto queste cose in momenti diversi della mia carriera. Sono stato a Google appena uscito dall’università e ho poi iniziato a lavorare con Facebook dopo aver lanciato la prima prima azienda. In Facebook ero presente quando si è aperto al mondo intero e avevo un ruolo esecutivo e quella è stata davvero un’esperienza sensazionale. Ho lasciato Facebook perché mi piace innovare, lavorare su cose nuove. Adoro lavorare in una startup dove le cose che fai sono connesse con il futuro.

A proposito della tua attuale startup, quale sarà la prossima app e quando la rilascerete?
Stiamo lavorando a una nostra versione del foglio di calcolo e dovrebbe arrivare per l’estate. Il motivo per cui siamo concentrati su questa è che è il tipo di documento più collaborativo che c’è dopo l’editor di testi. Può essere usato sia da un gruppo di analisti per vedere dei dati che da una famiglia per organizzare un viaggio. A breve rilasceremo una nuova funzione per la ricerca all’interno dei documenti che sarà davvero innovativa, ma di cui adesso non posso parlare.

Insomma, puntate alla exit? Google o Microsoft?
Il nostro obiettivo è creare un’azienda che stia in piedi da sola. L’avvento dei dispositivi mobili ha radicalmente cambiato il modo in cui la gente lavora. Ci dobbiamo concentrare sul come rendere migliore la tastiera sui tablet, anche se ci sarà sempre qualcuno che vorrà usare la tastiera fisica. Questo ci mette davanti a un mercato incredibilmente grande e non c’è nessuno che stia attualmente dominando questo settore sull’iPad. Abbiamo l’opportunità di essere quelli che lo faranno. Siamo convinti che la nostra visione sia vincente e che per realizzarla abbiamo bisogno di restare indipendenti.

A chi volete fare le scarpe, Google Docs o Microsoft office?
Probabilmente entrambi. Parlando di cose pratiche, Office è ancora lo strumento più popolare perché lo puoi usare off line e ha molte funzioni, ma Google Docs ha le funzioni collaborative costruire al proprio interno. Molti dei nostri utenti usano Quip per le funzioni collaborative e a dire il vero in tanti ci stanno chiedendo l’app per il desktop. Quindi presto la faremo, anche se in futuro saremo sempre più connessi e non ce ne dovrebbe essere più bisogno. Abbiamo deciso di puntare sul mobile, dove per altro puoi già lavorare off line con Quip, perché quando usi il computer di solito sei sempre connesso. Gli utenti però trovano più semplice e adeguata l’app che puoi installare, perché magari la vogliono usare in aereo o in treno, e quindi l’abbiamo messa in programma. Anche se siamo convinti che i tablet prenderanno presto il posto dei computer.

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