Questa mattina ho letto un interessante post su Medium, la nuova alternativa a Tumblr, a firma di Jeswin: l’esperimento di Facebook è fallito, ora torniamo indietro. Come dargli torto? Facebook è uno spazio incasinato, una perdita di tempo ogni volta che ci metti piedi e oramai uno strumento che la maggior parte di noi utilizza per spammare i proprio amici con i link a quello che abbiamo fatto o ciò che ci piace.

Non è così il vostro Facebook? Siete fortunati. Quello che Jeswin chiama sharing indiscriminato è un concetto che merita attenzione:

Mentre il social network è in un certo senso simile alle associazioni del mondo reale, il modo in cui funziona la condivisione su Facebook è completamente disconnesso dalla realtà. Nel mondo vero non hai informazioni che senti il bisogno di condividere con ogni singola persona che conosci.

Ci sarebbero le liste all’uopo, ma quanti di noi davvero le usano? Diciamo nessuno. Giusto quelli che hanno ancora a cuore il concetto di privacy e per tanto si sono creati una lista di amici veri con cui condividere solo le cose importanti.

Parlando con alcuni amici ho capito che se vuoi fare personal branding oggi non hai scelta. Devi usare Facebook. Gli altri social network sono a volte più belli e interessanti, ma è Facebook che ti pompa. Tragicamente, più lo usi più amici inizi ad avere, ti ritrovi iscritto (al massimo ti puoi togliere) a gruppi di ogni tipo e non ne esci più.

Eppure siamo lì. Tutti. Indiscriminatamente. Perché Facebook, con la sua logica assurda per cui la gente mette like su un prodotto o una pagina per spammare con la pubblicità di quello o quella sé stesso e i suoi amici, domani. La legge di Zuck è chiara: sarai in contatto solo con le persone che stanno su Facebook.

L’altro giorno ho incontrato un caro amico. Così, parlando, gli ho detto: so tutto di tua moglie e tua figlia, ma nulla di te. Tu lo usi poco Facebook vero? Per la verità, mi ha spiegato, è uno di quelli che Facebook lo rifiuta. Ne ho un paio, di amici, così. Beati loro che se lo possono permettere!

Oppure no? Facebook è un piacere o una condanna? Forse, entrambe. Da un lato lo sharing indiscriminato dipinge nel tuo newsfeed una realtà che non è né quella che vivi né quella a cui sei interessato, mentre dall’altro chi non è parte di questa realtà virtuale finisce con l’essere tagliato fuori dalla tua vita reale (o digitale se vogliamo ancora chiamarla così).