Facebook ha implementato ufficialmente le hashtag, ovvero quelle etichette contraddistinte dal “cancelletto”, che sono diventate popolari su Twitter e importate sui principali social network. Google, durante I/O 2013, ha annunciato persino l’attribuzione automatica alle condivisioni. Avevo parlato di quest’eventualità in marzo e, questa notte, è arrivato l’annuncio ufficiale: ho provato subito a utilizzare una hashtag, ma non è stata riconosciuta. Non dovrebbero esserci dei limiti regionali, però il tentativo non ha funzionato.

Perché Facebook ha implementato le hashtag? Dovremmo domandarci, in realtà, perché non l’abbia fatto prima. Io le utilizzavo quotidianamente e ho smesso, se non quando davvero necessario, ritenendole superflue. Il problema è nell’interattività: se utilizzo le hashtag su Twitter, sono autorizzato a pensare che funzioni su qualunque altro social network. La motivazione dell’ufficio stampa di Facebook non è diversa dalla mia considerazione. Se sono state adottate, però, c’è un altro motivo che non riguarda l’attualità del servizio.

Marco Usai ha spiegato perché molti utenti su Instagram fanno un utilizzo compulsivo delle hashtag e Facebook, avendo acquistato l’applicazione, vuole monetizzarle. Il ricorso a questi simboli è diventato un fenomeno di massa: tornando dall’evento cui ho partecipato ieri, infatti, ho scoperto che sono sfruttate dalle radio per incoraggiare gli ascoltatori a interagire con le trasmissioni. È evidente che la maggioranza di essi abbiano un profilo sul social network. Mi preoccupano le tendenze, però la funzione è ormai necessaria.