Nelle ultime ore è circolata l’ipotesi che Facebook sia in procinto d’aggiungere le hashtag agli aggiornamenti di stato: sono delle etichette caratteristiche di Twitter che permettono d’indicizzare i contenuti per argomento. Quasi delle categorie, spesso legate a iniziative o eventi pubblici, riconoscibili per il “cancelletto” che le precede. Le hashtag non sono state inventate da Twitter, ma sono apparse su IRC a identificare l’argomento delle conversazioni e altri social network le hanno già integrate. Tutti, tranne Facebook.

Se ritengo che l’indiscrezione sia attendibile non è certo per Twitter: le hashtag sono molto popolari su Instagram, questa stessa redazione ne ha “lanciate” per Natale o San Valentino, e Facebook ha tutto l’interesse a monetizzarle. Twitter, per esempio, è arrivato a offrire alle aziende la possibilità di reclamizzare i contenuti acquistando delle hashtag e Facebook potrebbe predisporre altrettanto. La maggioranza dei concorsi fotografici organizzati su Instagram le prevede e i produttori di smartphone dovrebbero approfittarne.

Dal punto di vista dell’utente, le hashtag su Facebook potrebbero servire a raggiungere i contenuti condivisi pubblicamente da individui che non sono tra i contatti. Twitter non prevede una gestione maniacale della privacy: i profili possono essere pubblici o privati e, nella maggioranza dei casi, gli iscritti non proteggono i propri tweet. Con Facebook il discorso è diverso e una ricerca per hashtag potrebbe essere più efficace di Graph Search, che ha deluso prima d’arrivare in Italia. Io, comunque, non ne avverto la mancanza.

Photo Credit: Romana Klee via Photo Pin (CC)