Usare Facebook non è più un piacere. È un impegno. Facebook ha bisogno di vendere pubblicità e lo fa attraverso l’analisi dei nostri dati. Costringendoci a una manutenzione quotidiana dei contenuti a noi correlati. L’introduzione del Facebook Graph Search all’interno del network dove volenti o nolenti ci ritroviamo a stare mi induce due riflessioni sulle conseguenze che questo potrebbe generare in tema di privacy e pubblicità.

Chi aveva esultato quando Facebook introdusse le nuove funzioni per il controllo della privacy ora si ricrederà. Il motore di ricerca di Zuck, che poi chiamarlo motore di ricerca è solo un espediente per dire che Facebook sfida Google, ora ti costringe a un controllo quotidiano della privacy onde evitare spiacevoli sorprese. Come quella che è successa alla sorella di Zuck che ha visto una foto privata circolare pubblicamente per un errore di gestione della privacy su Facebook.  Perché se prima la foto o il post in cui eri stato taggato a tua insaputa aveva una circolazione limitata, ora questo esce nelle ricerche di chi vuole farsi letteralmente i fatti tuoi. Poi certo puoi andare a rimuovere il tag o limitare la possibilità di taggarti, ma l’avete mai fatto?

Abbiamo invitato la gente a casa nostra aprendo un profilo Facebook e scegliendo di mostrare a loro cose che condividevamo solo con la nostra famiglia. Ora la nostra intimità è esposta al pericolo di aver lasciato le chiavi in mano ad amici, amici degli amici e semisconosciuti. O sconosciuti proprio, nella peggiore delle ipotesi. Perché dopo un po’ che ci sei dentro finisci con l’accettare l’amicizia di millemila persone solo perché sono amici di qualcun altro o per evitare di farceli rimanere male, con tutte le conseguenza del caso quando dovesse trattarsi di colleghi di lavoro, amici di amici e così via. Ora che la gente può spulciare fra i nostri interessi, le nostre foto, le nostre attività. Siamo totalmente esposti al pubblico. È vero che le cose che ho condiviso pubblicamente su Facebook lo sono comunque, ma Graph Search ne cambia totalmente l’accessibilità.

Pensate a The Pirate Bay: i file illegali in rete c’erano già prima, ma senza un motore di ricerca specifico erano molto più difficili da trovare. Ora siete costretti a una revisione quotidiana dei contenuti che vi riguardano. Leggetevi come gestire le impostazioni sulla privacy: si tratta di un vecchio post che vi spiega i concetti per difendervi dai ficcanaso. Vi siete mai chiesti cosa può fare Facebook con i vostri dati?

C’è poi la faccenda della pubblicità. Ora che Facebook sa che cosa cercate e quali sono gli interessi, i like, le attività dei vostri amici correlate a queste vostre ricerche, Zuck ha gioco facile a proporvi banner con la faccia dei vostri amici appropriatamente selezionati per promuovere un prodotto o servizio più o meno vagamente connesso con i vostri interessi. Non a caso persino Microsoft, che collabora con Bing al progetto, boicotta Search Graph a favore della pubblicità. D’altra parte ho già sottolineato che le app gratuite sono pericolose come il Gatto e la Volpe.