Il post che ho scritto sulle proteste degli editori per i cambiamenti di Facebook ha fatto parecchio discutere. Temevo di aver forzato un po’ la mano con il titolo: Facebook, protesta degli editori: o fai qualità o paghi la pubblicità. Invece ci sono andato pure troppo leggero. Ho così scoperto che il mondo è pieno di idioti i quali sono convinti che Facebook sia gratis. Mi spiace, Facebook è a pagamento e lo è sempre stato. Vediamo tutti i modi in cui lo stiamo pagando.

I nostri dati. Vabbe’, è perfino troppo evidente, o forse no. Per usare Facebook cediamo i nostri dati quali sesso, età, religione, preferenze sessuali, condizione sociale, composizione del nucleo famigliare, residenza, azienda per cui lavoriamo, amicizie che abbiamo e diverse altre cose. Facebook rivende alle aziende che hanno bisogno di fare pubblicità questi dati ed è così che vi spamma pubblicità mirata (a me no, io uso strumenti per bloccare la pubblicità perché non la sopporto).

I nostri interessi. Ogni volta che facciamo un like Facebook registra la nostra preferenza e come sopra la rivende agli interessati.

La nostra presenza sul web. Quando facciamo click su un sito dove è presente un bottone di Facebook, Facebook ci traccia e sa che siamo passati da lì. E anche se non facciamo click, Zuck ci traccia lo stesso.

Ci sono poi quelli che Facebook lo pagano con i soldi. Sono quelli che aprono pagine fan page per gestire la propria presenza sul social network. In questo modo si paga per promuovere la propria pagina o i propri post in modo che siano maggiormente visibili all’interno del network, verso chi potrebbe essere interessato a diventare fan della pagina.

Ci sono alcuni che per promuovere una pagina si affidano a specialisti del settore, gente che studia i network e i modi migliori per promuovere i brand all’interno di questo. È un’attività che faccio anche io. Il punto è che se non hai contenuti buoni da distribuire alla gente, la gente non ti si fila. Ecco perché contano tanto i numeri: numeri alti consentono di avere un buon ritorno. Ed è proprio per questo che parlo di Facebook come della TV del futuro. Il meccanismo è proprio quello: fai pubblicità davanti a un sacco di gente cercando di individuare il momento giusto e il target migliore per andare a segno. Il fatto è che andrebbero costruire pagine di nicchia per colpire target specifici con messaggi ad hoc. Solo che costa di più che colpire le masse con cose che piacciono a tutti.

Facebook però non è proprio come la TV. Se sei capace di creare contenuti di qualità puoi non aver bisogno di pagare per diffonderli. Perché la gente li diffonde al posto tuo. È il concetto alla base della viralità: se una cosa è buona la gente la diffonde da sé. Se non avete ancora capito cosa sia un contenuto di qualità prendete il video della tizia che si è licenzia ballando: non era bello il video in sé, era geniale l’idea di licenziarsi con un video virale che dimostrasse al proprio capo che il modo migliore di fare un video virale è realizzare video di qualità e non stare lì solo ad analizzare le view puntando su gattini e gnocca per fare click.

Fatevene una ragione: Facebook costa e si paga. E soprattuto, piantatela di lamentarvi ogni volta che c’è da usare la testa per ottenere qualcosa.

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photo credit: S.MASH via photopin cc