Dalla crisi siriana a quella economica, dallo sport fino alle tematiche ambientali, dai casi di cronaca locale fino agli spettacoli: i social network sono un formidabile volano per la circolazione delle informazioni e soprattutto per far germogliare discussioni su di esse.

Proprio oggi Facebook ha deciso di lanciare due nuovi tools per diventare a tutti gli effetti un aggregatore di notizie, e per rendere pubbliche le discussioni che sul social si fanno sulle stesse. Per lanciare questa nuova fase, il gigante dei social media ha deciso di dare la possibilità a un ristretto lotto di colossi dell’informazione (Buzzfeed, CNN, NBC News, Sky Television e Ardesia) di utilizzare della parole chiave come ad esempio “Siria” o “olimpiadi di Tokyo” per cercare tutte le informazioni che circolano su quel dato argomento. L’altro strumento invece consentirà a questi grandi network ricerche “topic” di messaggi privati su Facebook su un dato tema: per questa novità, c’è la società Mass Relevance che studierà tutto il traffico di dibbattito su ogni notizia fornendo ai network stessi dati su chi parla di cosa, se la notizia è seguita più da giovani o da anziani, da donne o da uomini, e via dicendo.

Una novità importante, ma che pone un quesito: tutti i buoni propositi di Facebook sulla privacy dove vanno a finire? I continui cambiamenti di regole per dare all’utente maggiore sicurezza che fine fanno? Sul tema dell’informazione in effetti, nell’ultimo biennio Twitter si è confermato uno strumento formidabile: lì i messaggi e i commenti corrono liberi. Da quando poi sono state inserite novità importanti come la linea blu per le conversazioni, o con l’avvento di Topsy, il traffico e il dibattito sulle notizie pare articolarsi ogni giorni di più. Pensate alla dirette Twitter di un evento, o ai vari Twitter-time che Tv e testate varie fanno su una precisa notizia: il flirt continuo tra questo social e i big dell’informazione è avviatissimo.

Su Facebook, notizie e soprattutto commenti alle stesse non hanno la stessa libertà: se io voglio dire la mia sul governo Letta, o su come gioca bene la Juventus, e magari linkare un approfondimento su questi temi, sono libero di condividerlo con chi voglio io. D’altronde sono sempre meno gli utenti che lasciano un post d’informazione “pubblico”: nella più ampia delle ipotesi, lo si condivide solo con i propri contatti. Questa restrizione sa di ostacolo insormontabile: per quale motivo Facebook mi bombarda di novità sulla privacy se poi dà la possibilità alla CNN di sbirciare i miei commenti sulla crisi siriana? La novità annunciata oggi, per il mondo dei media, sa di rivoluzione copernicana. Facebook però farebbe bene a scegliere da che parte stare: o da quella dei suoi utenti, che reclamano privacy, o da quella di veri e propri big dell’informazione, che nell’immediato potrebbero garantirgli introiti senza eguali.