Un paio di giorni fa sono finito sulla rubrica Selfies che Alessia Anniballo tiene sul blog di Startupitalia. Ci sono finito per un commento fatto su Facebook circa la figuraccia internazionale che ci ha fatto fare mister Agenda Digitale. Non per il post con cui chiedevo le dimissioni del “campione digitale” italiano privo di account Twitter. Anzi, non è neppure chiaro se Alessia avesse letto il post. Ci sono finito per il mio commento. In un certo senso, mi sono ritrovato nei panni del personaggio pubblico “gossippato” mentre prende il sole.

Io e Alessia ci conosciamo? No. Magari ci siamo stretti la mano una qualche volta. Siamo amici. Amici di Facebook, s’intende. La pagina relativa al nostro rapporto di amicizia è vuota. Però siamo amici. In parte perché facciamo la stessa cosa, io nella vita reale e lei nel digitale: gli impiccioni. Seguo il mondo delle startup da tempo e vado in giro a stringere mani e curiosare là dove le startup le fanno. Alessia ha da poco attivato la sua rubrica Selfies in cui trasforma i personaggi del mondo delle startup e del digitale in, appunto, personaggi, e li rende oggetto di un gossip morboso che – ammettiamolo – ci piace anche un po’ leggere perché lei ha una bella penna. Nei post di Alessia c’è il riassunto della nostra vita social. C’è però una differenza abissale fra noi e le star solitamente oggetto della curiosità della gente comune.

Ci sono almeno tre differenze:

  • non siamo famosi: anche quello con più follower non è all’altezza di una star al di fuori del campo in cui opera. Non abbiamo neppure una briciola dei follower del più idiota che appare in TV;
  • non siamo coscienti di essere gossippati: le star quando usano i social o quando si trovano in un luogo pubblico sanno che c’è qualcuno a spiarli. Noi no. Non lo pensiamo, non ce lo aspettiamo e soprattutto non avremmo mai pensato che qualcuno potesse trasformare la nostra attività sui social in oggetto di morbosa comunicazione.
  • non ci interessa la visibilità, almeno fino a un certo punto: non usiamo i social per creare il nostro personaggio, anche se in alcuni casi un po’ lo facciamo e con i social molti di noi ci lavorano.

Con i vips (quelli con la s finale) abbiamo una sola cosa in comune: veniamo sfruttati per generare traffico (perché poi ce li andiamo a leggere, i Selfies di Alessia, tutti i giorni, e magari a volte li condividiamo) come i personaggi famosi vengono sbattuti in copertina per vendere i giornali.

Noi, persone normali che ogni giorno fanno il proprio lavoro, oggi siamo oggetto di una rubrica per il semplice fatto che usiamo Facebook e Twitter in modo pubblico. Certo, uno potrebbe anche decidere di condividere certe cose solo con alcune persone. Io lo faccio regolarmente, ma ogni tanto esco anche dalla lista degli “amici veri” e vado pubblico e allora tiè, paparazzato. Io che quello che scrivo su Facebook ci fosse qualcuno che se lo legge chiedendosi se può fare notizia, se vale la pena di essere condiviso, non ci ho mai pensato, anche se magari mi sono trovato a volte dall’altra parte.

Negli ultimi dieci anni Facebook ha stravolto tutto questo. È diventata la nostra Second Life. Di più. Se sei su Facebook oggi sei un personaggio pubblico. Pensaci quando condividi qualche idiozia: c’è sempre un’Alessia che ti sta leggendo!

PS: dopo aver scritto il post ho incontrato Alessia a Enlabs e per la prima volta le ho stretto la mano. Il materializzarsi nel mondo reale di un’entità digitale è sempre una cosa che mi affascina.

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Photo Credit: Spencer E Holtaway via Compfight cc