Facebook compra Oculus VR, la startup che ha progettato Oculus Rift, per una cifra attorno ai due miliardi di dollari: Mark Zuckerberg ha spiegato la propria visione, che a me ricorda più Second Life che Matrix – come questa mattina immaginava Silvio Gulizia. Perché una simile acquisizione? Qual è il significato e, soprattutto, il funzionamento degli occhiali per la realtà virtuale? Zuckerberg ha commesso un errore formale, illustrando le proprie ragioni. L’ha confusa con la realtà aumentata usata, ad esempio, per Google Glass.

Zuckerberg parla esplicitamente di realtà aumentata e comunicazione fra i popoli del mondo, guardando a Oculus Rift come uno strumento che connetta l’intera popolazione mondiale. Basta guardare come sono fatti gli occhiali per rendersi conto che l’obiettivo di Oculus VR è diverso: immergere il videogiocatore in una realtà fittizia – virtuale, appunto – e non “aggiungere” delle informazioni a quella fisica. Al contrario, la realtà aumentata è sovrapposta a quella percepita dai sensi. Non puoi camminare per strada con Oculus Rift!

Gli occhiali della startup acquisita da Zuckerberg sono l’incarnazione dell’idea di console e di realtà virtuale che avevamo negli anni ’80. Non c’è un contatto col mondo circostante, né con gli altri individui: guardate la posizione dell’uomo che li indossa qui sopra. Non ho idea di cosa stia guardando, ma sicuramente nulla di reale e in una posa innaturale dovuta al movimento delle immagini sullo schermo di Oculus Rift. Una dimensione onirica, che separata dal gioco e associata al social network ci farà sembrare degli automi.

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