Facebook compirà dieci anni martedì: il social network è diventato, tuo malgrado, una parte integrante della tua vita. Puoi amarlo od odiarlo, ma dubito che tu non abbia un profilo — conosco qualcuno che ancora non è iscritto, però neppure naviga sul web (sì, ti giuro che esistono delle persone del genere) e non leggerebbe nemmeno questo intervento. Un aspetto del quale, purtroppo, non troveresti tutti gli articoli che meriterebbe è l’open source cui Facebook contribuisce con assiduità e molto più di quanto potresti immaginare.

T’invito a visitare l’archivio dei progetti pubblicati da Facebook su GitHub: se non sei uno sviluppatore, probabilmente faticherai a capirne l’importanza, ma non servono particolari abilità per quantificare il contributo del social network all’open source. Sono sei pagine d’elementi che corrispondono ad altrettanti strumenti utili a equipaggiare un ufficio o un data center – oppure allo sviluppo d’applicazioni che s’interfaccino con Facebook. Twitter propone delle soluzioni equivalenti: non quante la società di Mark Zuckerberg.

Perché questo interesse dei social network nei confronti dell’open source? Le motivazioni sono due, secondo me: la prima non dovrebbe stupirti. Banalmente, mantenere i data center di Facebook ha dei costi esorbitanti e “liberare” il design dei server su Open Compute Project ha permesso alla società di risparmiare sull’energia elettrica (l’ha pensato anche Microsoft). La seconda è ancora più scontata, perché se gli sviluppatori possono accedere ai sorgenti della piattaforma sviluppano più applicazioni e il social network cresce.

Photo Credit: Marco Paköeningrat via Photo Pin (CC)