La tecnologia, molto spesso, riesce ad andare incontro a quelle persone che per diverse ragione non hanno “tutto il loro corpo a disposizione”. Insomma la tecnologia può essere al servizio della medicina, a patto che qualcuno ci scommetta su un bel gruzzoletto. 

Una tecnologia, molto utile sotto il profilo medico, può non essere ultimata e quindi può non essere messa in commercio, perché alla fine nessuno la finanzia. Eppure ci sono delle intuizioni e dei progetti che stare senza sarebbe un gran peccato.

Proviamo per esempio a vedere la storia di EyeAssist, prodotto da una startup, Xtensa, che è nata nel laboratorio multimediale dell’Università di Trento. Il suo obiettivo è quello di tracciare i movimenti del bulbo oculare e tradurli in lettere.

Immaginate di avere di fronte quei malati che temporaneamente o per sempre potranno comunicare soltanto attraverso gli occhi. Come contribuire alla loro espressione? Cercando di captare il momento degli occhi che possono guardare a tabelle piene di lettere e comporre parole e frasi.

Il sistema è molto semplice e si affida ad una webcam commerciale collegata ad un computer. Il problema, adesso, sono i costi che risultano ancora troppo alti. C’è un sistema per ridurli da 15 mila euro ad appena 1500, ma si attende la decisione di Trentino Sviluppo.