Da quanti anni si è fatto strada il grafene come materiale per la produzione di apparecchiature elettroniche? Pochissimi, eppure adesso si rischia che vada in pensione a favore di un altro prodotto più efficiente, chiamato silicene

Il grafene dopo pochi anni di onorato servizio va in pensione e nel campo dell’elettronica si fa strada un altro prodotto: il silicene.

A quanto pare è molto più efficiente del suo predecessore: riesce ad essere fondamentale nella creazione di congegni anche piccolissimi e – attenzione! – alla sua scoperta e applicazione ha contribuito anche il nostro paese.

Il silicene è stato infatti creato da un gruppo di ricerca il cui coordinatore è un ricercatore dell’università tecnica di Berlino in Germania, Patrick Vogt, ma c’è stata la collaborazione attiva di una ricercatrice dell’Istituto di Struttura della Materia del Cnr di Roma: Paola De Padova.

Numerosi altri gruppi di ricerca in passato hanno sostenuto la paternità del silicene ma gli studi di Vogt e della sua equipe sono stati in grado di dimostrare che è possibile assemblare il silicene sull’argento.

Cosa distingue il grafene dal silicene? Quest’ultimo ha una zona energetica in cui sono esclusi gli elettroni che permette al silicene di funzionare come un interruttore di corrente, fondamentale nella costruzione di transistor e dispositivi elettronici.