Exfm – dopo quattro anni – sceglie di chiudere: è il CEO (Chief Executive Officer), Dan Kantor, a darne la notizia. L’arrivo di Spotify negli Stati Uniti e la diffusione dei servizi equivalenti, da Rdio a Deezer, ha privato d’ogni senso l’esistenza delle numerose piattaforme per la scoperta di nuove tracce musicali. L’opinione di Kantor non è diversa dalla mia, tant’è che non trovo poi così utile lo strumento per esportare gli apprezzamenti su Last.fm che è stato predisposto in previsione della chiusura del 15 gennaio prossimo.

Obiettivamente, Exfm non ha avuto una grandissima popolarità in Italia: Last.fm, che è un servizio pressoché identico, essendo più longevo e tradotto in italiano ha ottenuto una maggiore fortuna. Secondo me, tuttavia, potrebbe essere il prossimo a «staccare la spina». Il problema non è tanto Spotify – che ha appena celebrato l’imminente chiusura di Winamp – bensì la capacità d’essere ancora considerati utili nell’era dello streaming. Le piattaforme come Exfm avrebbero soltanto da guadagnare, dalla “crescita” di Spotify e affini.

Oggi, anche in Italia il problema dell’utente è fra quale abbonamento scegliere: i prezzi sono sempre gli stessi… e la differenza tra un servizio e l’altro è costituita dal supporto dei device in possesso. Investire sulla scoperta è ancora possibile, a patto di prendere esempio da soluzioni come StereoMood che dà un valore aggiunto all’aggregazione delle tracce musicali. Non è affatto replicando gli strumenti di ricerca integrati alle piattaforme di streaming che Exfm avrebbe potuto sopravvivere. E, infatti, ha dovuto chiudere.